Renzi a Bruxelles, un successo politico, ma sulla flessibiltà cambia poco

Al di là dei resoconti agiografici comparsi sui media italiani, la missione del premier Renzi al Consiglio europeo di Bruxelles è stata davvero un buon successo, almeno sul piano politico e diplomatico. Un successo che però dovrà ora trasformarsi in azione concreta per il rilancio delle politiche dell’occupazione e della crescita. Ma l’Agenda Van Rompuy, varata dal Consiglio europeo del 26-27 giugno è davvero riuscita ad imporre quella svolta (flessibilità sui conti in cambio di riforme) della quale ha parlato il premier?

In parte sì, ma solo in parte. Perché se da Berlino arriva senza dubbio un cambio di tono, e oggi si prunincia la parola flessibilità, fino a ieri tabu, la sostanza in realtà cambia poco. La Cancelliera lo ha spiegato con un esempio, premettendo che la flessibilità non presuppone alcuna modifica dei Trattati, ma solo la loro piena applicazione. Secondo il Merkel-pensiero, per i paesi con un deficit inferiore al 3% «la Commissione può già dire che, per certi programmi di riforme, il cofinanziamento dei singoli stati non verrà aggiunto al deficit». Per i paesi invece, come l’Italia, vicini al 3%, «il potere discrezionale della Commissione aumenta». Insomma, in realtà cambia poco per il nostro paese, dal momento che già la Commissione uscente ha posto una serie di dubbi e di condizioni sulla richiesta italiana di una lettura più flessibile del Patto di Stabilità, e potrebbe non accordare al nostro paese lo slittamento di un anno per il raggiungimento del pareggio di bilancio (dal 2015 al 2016). E la nuova Commissione, se il successore di Rehn agli Affari economici e monetari (cui spetta il controllo dei bilanci nazionali) sarà l’ex premier finlandese Katainen, uno dei falchi del rigore di stretta osservanza merkeliana, difficilmente farà sconti o favori all’Italia.

Quel che invece convince nella battaglia europea di Renzi è la strategia complessiva delle alleanze a Bruxelles. Il premier ha riposizionato l’Italia nel ruolo che le è pià congeniale. Quello di uno dei grandi paesi fondatori che contribuisce a mantenere un equilibrio sempre più precario fra i vari paesi in un’Europa sempre più disorientata e scossa da spinte nazionaliste. Sbagliato quindi parlare di un asse italo-tedesco: Renzi e la Merkel sono lontani anni luce fra di loro, ma evitare di considerare la Cancelliera come il diavolo è una buona strategia. Ed anche nei confronti di Cameron il premier ha lasciato più di una porta aperta, accennando alla necessità di profonde riforme dell’UE invocate anche dal primo ministro britannico.

Si vedrà ora come il Consiglio chiuderà il secondo tempo della partita delle nomine. L’ingresso dei liberali dell’ALDE nella grande Coalizione PPE-PSE che governerà anche questa legislatura europea, potrebbe complicare il piano di Renzi di portare il ministro degli esteri Mogherini sullo scranno di Alto Rappresentante per la politica estera e della sicurezza: il cosidetto ministro degli esteri europeo.  I due punti fermi della nomine per ora sono la nomina di Juncker (PPE) alla Commissione e e uella probabile del socialdemocratico tedesco Martin Schultz alla presidenza del Parlamento per la prima metà del mandato. Se il presidente del Consiglio europeo, cioè il successore di Van Rompuy,  sarà un socialista (il nome che circola con insistenza è  quello della premier laburista danese Helle Thorning-Schmidt) è difficile che i popolari concedano ai socialisti anche la presidenza del Parlamento e dell’Alto Rappresentante; cioè tre istituzioni su quattro. E sembra che a Bruxelles il PPE abbia già posto di paletti rispetto a questo tipo di scenario. E poi ci sarebbe da dare almeno uno strapuntino alla terza gamba della Grande Coalizione, i liberali di Verhofstadt, usciti per la verità piuttosto malconci dal voto europeo, attestandosi solo in quarta posizione dopo gli euroscettici dell’ECR. Vista la complessità della partita, è bene attendere la sera del 16 luglio, poche ore dopo il voto del Parlamento di Strasburgo per approvar la nomina di Juncker a presidente della Commissione.

Il quadro delle nomine si completerà quindi nella giornata del 16 luglio. Una data a suo modo evocativa, visto che è la vigilia del sessantesimo compleanno di Angela Merkel, che cade proprio il 17 luglio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *