Una donna al Quirinale, perché no?

L’elezione di una donna alla massima magistratura dello Stato sarebbe un segnale importante della volontà del paese di rinnovarsi ed ammodernarsi. Sarebbe una vera “riforma” morale e politica, di valore certo non inferiore alle tante riforme messe in cantiere dal governo Renzi.

Certo i tempi sono stretti, e nelle stanze che contano girano già “rose” di nomi dei possibili candidati (clicca qui, per qualche utile indicazione sui criteri- guida nelle precedenti elezioni presidenziali). Quelli citati da Fabio Martini su la Stampa sembrano molto verosimili: Pier Carlo Padoan, Franco Bassanini, Raffaele Cantone. Nomi degnissimi, che corrispondono in varia misura al profilo che giorno dopo giorno si sta delineando per il futuro inquilino del Quirinale: un tecnico non digiuno di politica, ma neanche troppo politicamente influente, esponente dell’area di centrosinistra ma gradito anche a Berlusconi, sempre che il Patto del Nazareno regga fino all’elezione del successore di Napolitano. Dei tre, Padoan ha una chance in più: è conosciuto in Europa, essendo stato per molti anni vice-segretario generale dell’OCSE, e di questi tempi è un elemento che pesa. E ne ha una in meno: la sua nomina aprirebbe un vuoto nel ministero più importante, quello dell’Economia, e la storia della I e della II Repubblica mostra quanto sia difficile e rischioso cambiare in corsa un ministro delle finanze.

Tutto questo sta a dimostrare che i giochi non sono ancora fatti. C’è tempo per altri nomi e altre “terne”. E per Renzi sarebbe l’occasione più propizia per imprimere anche sul Quirinale quel “cambio di verso” che pretende di imprimere alla politica. Non solo per l’Europa, ma anche, e diremmo, soprattutto, per l’Italia sarebbe una vera rivoluzione culturale. Una donna porterebbe al Quirinale quel segno di novità che più di ogni altra cosa serva al paese. I nomi di possibili candidate non mancano. Di donne capaci e volitive, con esperienza politica, sensibilità istituzionale e collaudate capacità di equilibrio ce ne sono tante. Forse più degli uomini, fra i quali le cosiddette “riserva della Repubblica” sono ormai solo un ricordo del passato.

 

 

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