Siamo di nuovo in recessione e gli slogan non bastano più

La stima dell’Istat sul Pil italiano in calo del 0,2% rispetto al trimestre precedente imporrebbero una vigorosa inversione di rotta da parte dell’esecutivo. La risposta di Matteo Renzi invece è il solito impasto di volontarismo e di promesse per i “1000 giorni”, senza un progetto realistico e credibile di tagli e di riforme, in grado di convincere l’Europa, e sopratutto gli italiani.

Nella lettera ai parlamentari pubblicata sul sito del governo, infatti, si enunciano le “5 doppie priorità” (non sarebbe stato meglio parlare di 10?) che stanno di fronte al governo e alla maggioranza, da realizzare nei prossimi 1000 giorni. Ma al di là della considerazione che i «dati negativi sulla crescita» che «non devono portarci alla solita difesa d’ufficio», non emerge dal testo una strategia di politica economica di lungo respiro che consenta al nostro paese di risalire la china.

La strategia dei 1000 giorni sembra infatti il solito catalogo di impegni sulle riforme istituzionali, sulla riforma del lavoro, sulla spending review, sullo “sblocca Italia” che dovrebbe essere approvato nel consiglio dei ministri del 29 agosto.

Insomma, nulla di nuovo, mentre gli italiani, assistono un po’ rassegnati e un po’ sbigottiti allo spettacolo di un parlamento che si accapiglia sull’immunità e sulla non eleggibilità di un Senato futuribile, con le cosiddette opposizioni (in particolare M5S e Sel) impegnate in una battaglia agostana disperata e insensata.

Tutto questo mentre fuori dal Palazzo c’è un paese fermo, anzi che torna indietro, in “recessione tecnica”, con una crescita negativa per due trimestri consecutivi peggiore delle previsioni: e mentre in tutti gli altri paesi europei si affaccia una pur timida ripresa. Noi invece continuiamo ad essere il fanalino di coda, con grandi ambizioni, slogan mirabolanti, ma senza concretezza.

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