Renzi e le euro-chiacchiere

Dopo l’estate concitata a base di chiacchiere e propaganda, ci si aspettava un inizio di attività politica all’insegna della concretezza. E invece ci ritroviamo con il “patto del tortellino” stretto fra Renzi e altri 4 leader della sinistra europea. Siamo sempre nel regno dell’immagine e del fatuo. I quattro giovanotti in camicia bianca che si applaudono a vicenda, non sono i leader dell’Europa del futuro; sono l’immagine di una sinistra in grave affanno in tutta Europa.

Renzi ha parlato di un patto che rappresenti una “speranza” per tutta l’Europa, il nucleo propulsore di una nuova “politica della crescita” che trova nel PD del 41% il suo punto di forza. E’ bene sapere che quel patto della flessibilità è una bufala, perché almeno due dei 4 ospiti di Renzi, il premier francese Valls e il segretario della SPD tedesca, Achim Post, proclamano la flessibilità ma praticano il rigore. Valls infatti, su impulso del presidente Hollande, nei giorni scorsi ha licenziato il ministro dell’economia Monteboourg che aveva proposto di alzare i toni contro la politica di austerità imposta da Berlino. E anche il segretario della socialdemocrazia tedesca è alleato in Germania nella Grande coalizione con la CDU, il partito della Cancelliera: e le scelte di politica europea sono state praticamente delegate in toto alla Merkel.

La flessibilità non è e non deve essere una battaglia socialista, perchè ogni governo di ogni paese ha le proprie ricette e le proprie priorità in politica economica. La invoca anche il governo conservatore spagnolo, ad esempio, mentre la coalizione che guida l’Olanda e che comprende anche i socialisti, non vuol sentirne parlare.

E le prioritò dell’Italia quali sono? Boh! Ci per ora solo ipotesi, tante ipotesi. Alcune francamente preoccupanti, come l’accettazione dei contractual agreements, riforme in cambio di flessibilità, sui quali Berlino da tempo insiste invano.

La chiarezza farebbe bene al governo e al paese. E Renzi dvrebbe smetterla di cullarsi sugli indici di popolarità che al momento gli sono così favorevoli, e dovrebbe affrontare di petto e nei fatti le tante emergenze economiche del paese. Bisognerebbe ricordarsi che anche Berlusconi nel 2011 godeva di un altissimo indice di gradimento, nonostante la crisi; ma la gente cambia opinione rapidamente, quando le tasche si svuotano.

2 comments for “Renzi e le euro-chiacchiere

  1. Vittorio
    9 Settembre 2014 at 13:03

    Il pantano della mancanza di risorse e della estrema difficoltà di mettere mano ad una riforma strutturale del paese, prigioniero di interessi stratificati ed intoccabili, sta erodendo giorno dopo giorno il consenso del 40,8% conquistato da Renzi alle europee. La gente che l’ha votato comincia ed essere stufa di promesse non mantenute, di mezze riforme (annacquate da mille compromessi con chi le riforme non le vuole), di chiacchiere e secchi d’acqua gelata. Fui facile profeta quando su questo blog commentai la inarrestabile ascesa di Renzi

    • 9 Settembre 2014 at 13:23

      La forza di Renzi continua ad essere la mancanza di alternative. Ma se continua così, spargendo solo fumo e promesse, le alternative, prima o poi verranno fuori.

Rispondi a p.deluca Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *