La Germania sta portando l’Europa verso il baratro

In queste ore convulse dominate dalle preoccupazioni per le parole di Mario Draghi sul rallentamento della crescita nell’Unione, la Germania di Angela Merkel va dritta per la propria strada, forte di una certezza: il fronte del rigore, cioè Berlino e i paesi satelliti del centro e del nord Europa, sono compatti e determinati ad imporre a tutti gli altri paesi del sud, Italia e Francia in testa, i cosiddetti compiti a casa.  Cioè riforme e austerity, come se 4 anni di recessione e di misure restrittive fossero stati acqua fresca. La Merkel sa bene che non esiste un asse italo-francese. Per i francesi esiste la Francia e basta. Il presidente Hollande infatti non ha aperto una trattativa con Bruxelles sul rinvio al 2017 del pareggio di bilancio. Ha semplicemente “comunicato” che la Francia non ha alcuna intenzione di fare nuovi sacrifici come vorrebbe la Commissione. La sua non è una posizione negoziale, e non si basa su un asse con Roma o con altre capitali europee. E la posizione filo-rigorista assunta dal neo commissario agli affari economici e monetari, il socialista francese Pierre Moscovici (“non faremo sconti a nessuno”) non deve trarre in inganno. Va interpretata per quella che è, cioè una mossa tattica per passare l’esame delle audizioni all’europarlamento. Il problema vero è che il ruolo di Moscovici nella nuova commissione Juncker sarà fortemente ridimensionato dalla presenza di due vicepresidenti con ruolo di supervisori e con potere di veto, il finlandese Jyrki Katainen e il lettone Valdis Dombrovskis. due “falchi” del rigore  che non a caso appartengono entrambi al PPE, il partito che nella nuova legislatura europea si sta sempre più rivelando il braccio armato della cancelliera tedesca.

L’Italia dunque non potrà contare sulla Francia, troppo preoccupata dai propri problemi interni, e non potrà contare neanche sul Regno Unito. Il cosiddetto “asse” di Matteo Renzi con il renzi-cameron1 (lapresse)premier britannico Cameron non creerà grandi problemi a Berlino. Anche perché gli obiettivi del governo di Londra (ottenere una quasi totale autonomia da Bruxelles mantenendo aperte le porte del grande Mercato Unico europeo) sono molto diversi da quelli di Renzi (restare nell’euro, ottenendo più flessibilità).

In questo quadro il premier italiano sembra consapevole delle difficoltà e delle insidie. E messa da parte una certa sua caratteriale irruenza, ha saggiamente scelto di muoversi su un doppio binario: lasciare aperte le porte a chiunque manifesti fastidio nei confronti dello strapotere della Germania, ma senza fare troppo affidamento sui suoi compagni di strada, che potrebbero mollarlo alla prima curva. Bene dunque la conferma dell’obiettivo del 3% per l’Italia, ma tempi più lunghi per la riduzione del debito: un mix ben calibrato di concessioni e rivendicazioni.

Il problema è che il nuovo assetto istituzionale dell’Europa, e soprattutto la nuova Commissione guidata da Juncker, dànno alla Germania un enorme vantaggio di partenza. La Merkel infatti, mostrando ancora una volta, questo le va riconosciuto, una grande visione globale, ha messo i suoi pretoriani nei posti chiave della Commissione e delle istituzioni. Il suo è un vero capolavoro politico. Con un solo commissario tedesco, Günther Oettinger, incaricato dell’economia digitale, la Merkel ha una quasi incontrastata egemonia sulla commissione attraverso uomini di sua stretta fiducia: non tedeschi, ma provenienti da paesi satellite della Germania, esponenti del Partito Popolare che condividono l’ideologia tedesca del rigore.  In queste condizioni, la battaglia di Renzi non sarà facile.

E sempre di più appare evidente che si stanno creando le condizioni per una rottura della costruzione europea e della stessa moneta unica. Perché la Germania non può pensare di plasmare l’intero continente a sua immagine. Da essa avremmo certamente molto da imparare (serietà, affidabilità, correttezza), ma anche qualcosa da insegnare. Come ad esempio il principio della solidarietà, senza il quale nessuna comunità può pensare di  sopravvivere.

1 comment for “La Germania sta portando l’Europa verso il baratro

  1. io
    3 Ottobre 2014 at 09:59

    Tutto quello che abbiamo da insegnare è la solidarietà ?

    Siamo messi bene…

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