Il caos dell’Italicum spiegato in 4 mosse

Il balletto sull’Italicum, la nuova legge elettorale voluta da Renzi e in origine da Berlusconi si è trasformato nella solita commedia dell’arte nella quale i ruoli dei protagonisti si sovrappongono e soprattutto si confondono. Vediamo come si è arrivati alla confusione attuale sulla riforma in 4 mosse.

Mossa n. 1) In principio fu il Patto del Nazareno. Berlusconi era d’accordo sulla riforma delineata da Renzi. E come avrebbe potuto essere in disaccordo? Quella riforma è la quintessenza della visione berlusconiana del bipolarismo e del premierato forte. E’ più maggioritaria del “Porcelllum”, pur avendo una base rigorosamente proporzionalista. In definitiva, il cosiddetto “Italicum” (perché poi mettere in mezzo il nome dell’Italia per una legge così poco rappresentativa della cultura politica del nostro paese?) in sostanza poteva andare a genio più a Berlusconi che a Renzi.

Nella Bosnia di Forza Italia, Berlusconi perde il controllo della situazione, Verdini viene posto sotto assedio, il Patto del Nazareno, vacilla e poi crolla. Nessuno si incarica di spiegare perché lo stesso accordo un giorno andava bene e il giorno dopo no.

Mossa n. 2)  Nel caos del PD, la minoranza decide di ingaggiare la “madre di tutte le battaglie” contro il segretario-padrone proprio sul terreno a lui più favorevole, l'”Italicum”. Naturalmente perde. Le divisioni all’interno della “vecchia guardia“, la forza numerica della maggioranza renziana, e la sensazione che l’obiettivo reale della contesa non sia la modifica della brutta riforma elettorale ma il ridimensionamento del segretario, sono tutti fattori che contribuiscono ad una sconfitta annunciata.

Mossa n. 3)  Renzi rimane solo. O, se si preferisce, insieme al NCD di Alfano. Che poi è la stessa cosa. Decide di “andare avanti”. La riforma deve essere approvata ad ogni costo, possibilmente entro la metà di maggio, prima delle amministrative del 31. Una bandierina da piantare a Bruxelles e soprattutto da sventolare in campagna elettorale, a testimonianza del suo decisionismo, una virtù che piace tanto agli italiani. Per ottenere questo risultato, non esita ad operare in commissione alla Camera una sostituzione ad rem (cioè solo per l’occasione del voto sull'”Italicum”) dei 10 deputati PD della minoranza che gli avrebbero votato contro, con altri 10 suoi fedelissimi. Non è uno strappo al regolamento, ma una violazione senza precedenti del buon senso, e anche del buon gusto. Se nessuno, prima di ora, aveva mai fatto ricorso a questa norma regolamentare, qualche ragione deve pur esserci.

Mossa n. 4)  Tutte le opposizioni, da Forza Italia a Sel, ai 5 Stelle, annunciano l’Aventino sulla legge elettorale.

 

La maggioranza del PD, insieme a pochi altri alleati centristi di governo, si appresta dunque a varare in solitudine una legge elettorale che contiene distorsioni ipermaggioritarie sulle quali probabilmente fin dall’inizio sarebbe stata utile una riflessione collettiva e sulla cui legittimità potrebbe cadere la mannaia della Corte Costituzionale. Una legge che peraltro, come ha osservato recentemente Stefano Folli, potrebbe avere un effetto paradossalmente destabilizzante, regalando la vittoria elettorale alle forze antisistema.

Vorremmo infine sottolineare una questione di elementare coerenza, anche se questa virtù è estranea alla logica della politica: il PD, dopo aver protestato energicamente nel 2005 per il varo del “Porcelllum”  con i voti della sola maggioranza berlusconiana, oggi si appresta a commettere lo stesso errore.

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