La Grecia e noi. Il lento suicidio dell’Europa

La nuova fiammata della crisi greca riguarda molto da vicino noi italiani per almeno tre buoni motivi.

1) Perché dimostra ancora una volta, ed è l’ennesima volta dall’esplosione della crisi nel 2009, la strettissima correlazione esistente fra la politica e i mercati. Più la politica di un paese è debole, fragile e divisa, incapace di offrire una prospettiva di stabilità. più la sfiducia degli investitori tende a prevalere.

2) E’ un’ennesima prova di un’evoluzione assai pericolosa della crisi, che, partita con il crollo della Lehman Brothers come crisi finanziaria, si è trasformata in crisi del debito, economica, sociale e ora ha cambiato di nuovo pelle: siamo nel pieno di una crisi strutturale della politica e della democrazia. La dimensione esclusivamente monetarista e mercantilista dell’Unione europea di oggi si è dimostrata incapace di fornire risposte politiche comuni. Può solo tentare di imbrigliare le democrazie europee, imponendo, con una sorta di commissariamento neanche troppo mascherato, le scelte fondamentali di politica economica, sotto il segno del rigore. Queste politiche di austerity hanno un impatto recessivo sulle economie nazionali, costrette spesso a ricorrere a prestiti internazionali, con ulteriore perdita di sovranità a vantaggio di Bruxelles.

3) La recessione spinge fasce sempre più estese e sempre più povere della popolazione a ribellarsi contro l’Europa e contro i governi che sono stati costretti loro malgrado ad imporre dosi sempre più massicce di austerità. La conseguenza è l’affermazione di movimenti populisti ed antieuropei un po’ dappertutto. E’ l’epilogo di un’Europa che sta uccidendo sé stessa, e che, come nelle tragedie di Euripide, sembra incapace di sfuggire ad un destino che lei stessa ha costruito ma che non ha il potere di controllare.

E’ quello che sta succedendo in Grecia, laboratorio politico della deriva dell’Europa, dove, grazie anche ad una serie di errori incredibili delle forze politiche locali, il paese si trova a scegliere fra la prosecuzione forzata dell’esperienza devastante della troika, e la probabile affermazione di Syriza, il movimento guidato dal nuovo idolo dell’estrema sinistra anche italiana, Alexis Tsipras, che porterà la Grecia fuori dall’euro, lo farà precipitare in una fase di nuova povertà, lo priverà per anni dell’accesso ai mercati. Perché è chiaro che gli investitori che hanno gettato 240 miliardi di euro in 5 anni nel pozzo nero della crisi di Atene, non torneranno certo ad investire in un paese che mostra di non saper mantenere gli impegni e che per il futuro offre una sola certezza: il caos, che forse non a caso è una parola greca.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *