Dopo la batosta, Cameron cerca la tregua con Juncker

Il premier britannico, isolato in patria e in Europa dopo la sconfitta della sua linea anti-Juncker, telefona al neo presidente della Commissione, e cerca di rientrare sulla scena europea.

Forse Juncker se l’aspettava, e certamente l’ha gradita: un telefonata da Londra, di congraturalazioni per la sua designazione a presidente della Commissione europea. Dall’altro capo del filo l’uomo che con più determinazione, e con una buona dose di improvvisazione, ha osteggiato la sua nomina; il premier britannico David Cameron, che insieme al discusso presidente ungherese Orban, si è trovato a combattere contro un muro di 26 paesi su 28 che avevano già optato per l’ex premier lussemburghese. «Essere isolati non vuol dire aver torto», si è difeso filosoficamente Cameron, mentre nel suo paese  montava contro di lui la protesta di tutte le forze politiche, dei media, dell’opinione pubblica.

Una retromarcia era dunque prevedibile, ma forse non in tempi così brevi.  Eppure  ricucire lo strappo con Juncker (e con tutto quello che egli rappresenta, il PPE, la Merkel, il federalismo europeo) è per il primo ministro britannico un’esigenza primaria, non fosse altro che per evitare di prendere un’altra batosta annunciata; essere cioé penalizzato nella scelta del componente della nuova Commissione europea che spetta al Regno Unito. Londra oggi ha un ruolo di prestigio, l’Alto Rapppresentante per la politica estera e della sicurezza, incarico che incorpora anche la vicepresidenza dell’esecutivo comunitario, e che è oggi ricoperto dalla britannica Catherine Ashton. Difficilmente il Regno Unito nella nuova Commissione avrà un ruolo dela stessa importanza. Ma rientrare nel Big Game delle nomine, ottenendo da Bruxelles qualche soddisfazione è essenziale per Cameron, per recuparare terreno elettorale in patria, dove nell’imminenza delle elezioni legislative del prossimo anno, è stretto nella tenaglia dei laburisti e degli euroscettici di Farage.

Come è essenziale per lui rilanciare con realismo e senza forzature la politica delle riforme europee, che sono il vero cavallo di battaglia dei Tories. E che la sua sparata iniziale contro Juncker ha rischiato di compromettere.

[jamiesocial]

 

 

 

 

 

 

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