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Se ne è parlato a lungo come di un possibile sistema elettorale da introdurre in Italia. E con il voto di domani, 22 settembre, ancora una volta si vedrà se questo sistema è in grado di assicurare stabilità al paese-locomotiva dell’Europa, o se anch’esso comincia a mostrare i segni del tempo. Ma come funziona in realtà questo sistema elettorale?

In estrema sintesi, perché si tratta di un meccanismo molto complesso, quello tedesco è un sistema sostanzialmente proporzionale, qualcuno lo definisce un proporzionale puro. In realtà, gli elettori tedeschi, chiamati ogni 4 anni a rinnovare il Bundestag, la Camera Bassa, devono esprimere due voti per eleggere almeno 598 parlamentari (il loro numero infatti può essere anche più alto).

Il primo voto è su base maggioritaria e consente di eleggere un candidano nella circoscrizione di residenza dell’elettore, attraverso un voto uninominale a turno unico. In sostanza, vince il candidato che ottiene la maggioranza relativa dei voti. Essendo 299 le circoscrizioni elettorali in Germania, con questo voto si sceglie la metà dei componenti del Bundestag.

In realtà quello decisivo è il secondo voto che l’elettore tedesco è chiamato ad esprimere sulla medesima scheda elettorale. Qui si procede mediante scrutinio a rappresentanza proporzionale con voto bloccato di lista, su base regionale. Con esso gli elettori stabiliscono quali partiti saranno rappresentati nel Bundestag e in quale proporzione. Quindi, quanto maggiori saranno i voti ottenuti da un partito, tanto maggiore sarà il numero dei deputati ottenuti da quel partito. Si può esprimere anche un voto disgiunto (e in Germania accade spesso): cioè scegliere un candidato di una certa lista con il primo voto, e dare la preferenza ad un’altra lista con il secondo.

Questo sistema elettorale prevede una soglia di sbarramento del 5%. Il partito che non supera questa soglia resta fuori dal Parlamento.

Sarà il Bundestag, dopo il suo insediamento ad eleggere il, o più probabilmente la Cancelliera, dato che non esiste una designazione diretta da parte del popolo.

Attraverso questo sistema proporzionale, la Germania ha potuto godere di oltre 60 anni di stabilità e di democrazia, superando shoc sociali ed economici enormi, come l’unificazione del paese.

Viene il dubbio a questo punto che l’instabilità italiana non sia legata solo al sistema elettorale. Ne abbiamo cambiati 3, due dei quali maggioritari, andando di male in peggio. Forse le cause del nostro malessere sono molto più profonde, e risiedono nella cultura e nelle tradizioni della nostra politica e del nostro paese.

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