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Il titolo del servizio del WSJ dedicato al nostro paese è auto-esplicativo, corredato da una foto di Beppe Grillo: “Dimenticate Trump contro il Congresso (sull’Obamacare, ndr).Il vero rischio politico è ancora in Europa“. Sottotitolo, ancor più esplicativo: “L’Italia è il maggior pericolo politico per gli investitori”.

L’articolo è interessante perché l’autore, James Mackintosh, analista del WSJ, dimostra di aver studiato bene il “dossier Italia”, e questo ci consente di osservare le contorsioni della politica italiana con occhi diversi: quelli di un investitore straniero.

Occhi che osservano un paese in affanno e con una grossa incognita politica: la possibile, “ma non probabile”, ascesa al potere del Movimento 5 stelle, con la sua proposta di un referendum per uscire dall’euro. E qui sta un primo limite dell’analisi. l’autore del WSJ non sa che il M5S ha cambiato almeno 5 volte la sua posizione sull’Europa e sulla moneta unica; e che in questo momento, la proposta di Grillo non è il referendum ma la “moneta fiscale”. Da qui alle elezioni sono prevedibili altre retromarce e giravolte dei grillini.

 

WSJ: Il lento cammino dell’Italia verso il nulla

Questa sola eventualità, tuttavia, è talmente rilevante da indurre gli investitori internazionali ad osservare con la massima attenzione le prossime elezioni politiche, abbandonando il tradizionale disinteresse: “sono eventi che gli investitori hanno imparato ad ignorare, dopo 44 governi in 50 anni” , sottolinea.

Il timore è che possa ripetersi lo scenario di 5 anni fa, “quando una situazione di stallo tra un populista premier italiano (Silvio Berlusconi, ndr) e il resto d’Europa ha spinto i rendimenti a 10 anni sopra il 7%”, in un paese che ha un enorme debito pubblico.

La situazione, ammette, il WSJ non è oggi così drammatica. Ma potrebbe diventarlo se la fine del QE (l’acquisto dei titoli di stato italiani da parte della BCE) – con la conseguenza probabile di far lievitare i rendimenti dei BOT a livelli di guardia – avvenisse in corrispondenza con le previste elezioni politiche. Ipotesi, quest’ultima, anch’essa poco probabile, almeno finché ci sarà draghi alla guida della BCE.

Un’altra crisi, per il giornale di Wall Street è poco probabile, anche perché “una traballante coalizione italiana e un po’ di crescita economica potrebbe spingere l’appuntamento dell’Italia con il destino ancora più in là di qualche anno“. Ma non ci vuole molto a far decidere a molti obbligazionisti che è giunto il momento di “guardare altrove”, se i rischi diventano troppo grandi, sottolinea Mackintosh.

Insomma – e qui l’analisi è molto seria – bisogna evitare che il rischio politico si trasformi un un rischio di sistema. Perché “gli argomenti rassicuranti non funzionano bene quando si scatena il panico“. E lo abbiamo già visto nel 2011. “ll debito è sostenibile solo fino a quando i rendimenti dei titoli non salgono così tanto da renderlo insostenibile“.

Fantascienza? Complotto della finanza mondiale contro i 5 stelle? Intromissione dei poteri forti negli affari interni di un altro paese? O piuttosto un invito a chi vaneggia su una uscita dall’euro a misurare le parole e a valutare le conseguenze di certe proposte: perché in gioco c’è il destino del nostro paese.

 

 

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