Il semestre italiano UE, meno enfasi e più concretezza

Napolitano lo ha definito «una prova decisiva per il futuro dell’Italia», e Renzi punta molte delle sue carte su questo appuntamento. Ma forse sul semestre di presidenza italiana del Consiglio UE (1 luglio – 31 dicembre 2014) si concentrano troppe attese rispetto alla portata di un evento che certamente sarà per il nostro paese un banco di prova e una vetrina significativa ma che da solo non sarà destinato a cambiare l’Europa. Cos’è dunque il semestre di presidenza, come funziona e cosa può fare?

Il nuovo logo del semestre italiano

Il logo del semestre italiano

In realtà non molto, come abbiamo spiegato in un nostro post Cos’è e come funziona il Consiglio dell’Unione europea e la sua presidenza semestrale . Il Trattato di Lisbona (in vigore dal 1 dicembre 2009) ha infatti creato la figura del presidente permanente del Consiglio europeo (ruolo ricoperto oggi dal presidente uscente Herman Van Rompuy), attribuendogli molte delle competenze che precedentemente appartenevano alla presidenza di turno che spettava con rotazione semestrale ad ogni paese membro.

Anche nell’era del dopo-Lisbona, comunque, la presidenza rotante dell’Unione può fare molte cose concrete, come individuare le priorità da mettere al centro della discussione nei consigli dei ministri europei. Il premier Renzi ne ha indicati tre: crescita e occupazione, Europa dei cittadini (compreso il tema per noi cruciale dei flussi migratori) ed Europa globale, cioè proiettata verso l’esterno, non solo con le sue merci ma anche con i suoi valori.

La presidenza semestrale puà essere un’occasione importante per cominciare a seminare su questi temi, sapendo che poi i risultati concreti, con i tempi dettati dal farraginoso processo decisionale europeo, verranno raccolti nei semestri successivi.

Va anche detto che quello che potrebbe sembrare un vantaggio di partenza, cioè il fatto che per almeno 3-4 mesi su 6 l’Europa sarà occupata in via esclusiva a gestire il mega pacchetto di nomine che vanno rinnovate per far partire la nuova legislatura, in realtà è un handycap: le nomine infatti spettano in primis al Consiglio Europeo e al Parlamento, e la presidenza di turno del Consiglio UE non ha voce in capitolo su questa materia.

Voce in capitolo, invece, può averla l’Italia, e certamente  l’avrà. Ma non perché esercita la presidenza di turno, ma semplicemente perché il risultato elettorale che ha premiato il PD e il governo Renzi, assegna oggettivamente un ruolo di primo piano al nostro paese in un’Europa presa d’assalto dai populisti.

Quello italiano sarà dunque un semestre “breve”, che andrà affrontato con realismo, lasciando da parte i toni retorici e soprattutto evitando di suscitare aspettative esagerate e prive di concretezza.

 

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