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Non è stato un buon segnale l’aver escluso dalle nomine delle presidenze e delle vicepresidenze delle commissioni del Parlamento europeo tutti i candidati dei partiti della destra euroscettica, compresi i 5 stelle che a Strasburgo stanno nella stessa formazione (EFDD; Europa della libertà e della democrazia diretta) del britannico Nigel Farage.

La maggioranza della Grande Coalizione, PPE, PSE e Liberali, che governa questa legislatura europea, ha fatto il pieno d presidenze (circa l’80%), lasciando a bocca asciutta tutti i partiti che si erano presentati lancia in resta alle elezioni proclamando l’inizio della fine dell’Europa, e che adesso invece sono ridotti ad un piccolo esercito allo sbando.

Dopo che la Le Pen e i suoi alleati, fra i quali gli italiani della Lega Nord, non sono riusciti a formare un gruppo autonomo, e sono stati quindi automaticamente esclusi dalla corsa per le cariche europee, anche l’EFDD ha ricevuto una brutta batosta; la candidata del raggruppamento euroscettico, l’esponente del M5S Eleonora Evi ha visto sfilarsi il posto di presidente della Commissione Petizioni dalla liberale svedese Cecilia WIkstrom. Non si tratta certo di una commissione strategica; ma la volontà di non offrire alcuno spazio alle opposizioni euroscettiche alla fine ha prevalso.

Anche tutti gli altri candidati alle vicepresidenze in quota M5S/EFDD, Affronte (pesca), Tambureano (industria) e Moi Agricoltura, stati bocciati al momento del voto. E non c’è stato spazio neanche per i 2 candidati del partito anti-euro tedesco Alternative Fur Deutschland, Bernd Lucke e Beatrix Storch, fortemente osteggiati dalla Merkel.

L’esclusione dei 5 stelle dalla presidenza della commissione petizioni ha provocato una valanga di proteste da parte della diretta interessata, del suo gruppo e anche dei rappresentanti dei verdi, dell’estrema sinistra e degli euro critici britannici dell’ECR, che hanno parlato di “morte della democrazia”.

Alla fine, la distribuzione delle poltrone, 22 presidenze e 88 vicepresidenze, ha visto una prevalenza assoluta delle forze europeiste che hanno fatto blocco.

Questo il quadro delle presidenze in base ai gruppi politici in questa legislatura appena iniziata:

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Da questa tabella risulta evidente che i partiti europeisti della Grande Coalizione, PPE, S&D e ALDE, hanno fatto man bassa di poltrone, accaparrandosi 18 presidenze su 22 e 63 vicepresidenze su 85. Agli eurocritici dell’ECR, che con i loro 70 parlamentari rappresentano la terza forza politica del parlamento, prima quindi dell’ALDE, sono andate 2 presidenze e 7 vicepresidenze. E l’EFDD resta senza incarichi, così come la scompaginata falange lepenista, che non è riuscita a formare un gruppo, e non ha quindi potuto partecipare all’assegnazione delle poltrone in Parlamento.

Il blocco europeista si giustifica affermando, con la francese Sylvie Goulard, una delle figure di spicco dei liberali dell’ALDE, che non bisogna «dare spazio a chi vuol distruggere l’euro». Il che in parte è comprensibile, perché non c’è coerenza nella scelta di chi chiede di andare a Strasburgo, finanziato con i soldi (tanti soldi) del parlamento europeo, avendo come unico obiettivo programmatico quello di smantellare l’Europa e la sua moneta unica.

Tuttavia non si può dimenticare che questi deputati sono stati eletti dal popolo. E soprattutto che la democrazia è il valore fondante dell’Europa, e trova nel parlamento la sua massima espressione. Se è stato scelto il sistema proporzionale puro per le elezioni dell’Eurocamera, è perché il principio  della più ampia rappresentanza parlamentare della volontà popolare è ritenuto essenziale. E di conseguenza questo spirito proporzionalista dovrebbe riflettersi anche nella distribuzione degli incarichi in parlamento.

Il rischio di una tirannide della maggioranza, per dirla con Tocqueville, non può trovare spazio nella culla della democrazia e del diritto; tanto più in un parlamento in cui almeno 170 eletti su 751 si proclamano dichiaratamente nemici dell’Europa. Ridurli al silenzio in parlamento, non è il sistema migliore per ridimensionarne il peso nelle società europee.

 

 

 

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