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Facce nuove ce ne saranno tante a Bruxelles e a Strasburgo, e probabilmente anche le formazioni antieuropeiste saranno più forti (ma anche più divise): la politica, però, continuerà ad essere quella di sempre, dominata dalle due principali famiglie politiche, popolari e socialdemocratici, con l’aggiunta della pattuglia, forse un po’ più ristretta rispetto al passato, dei liberal-democratici. E sono tutti partiti favorevoli ad un processo di maggiore integrazione europea.

Stando agli ultimi sondaggi pan-europei disponibili, visto che nell’ultima settimana di voto non è consentito pubblicarne di nuovi, le stime di PollWatch 2014, riviste dal sito britannico Open Europe (vedi il nostro precedente post) ci consentono di capire meglio la portata della cosiddetta “ondata” anti-UE. In sostanza, tutti i gruppi a vario titolo contrari all’Europa, dovrebbero ottenere non più del 30,9% neEuropee 2014l voto di maggio, rispetto al 24,9% del 2009, ottenendo 218 seggi su 751 del nuovo parlamento (29%), contro i 164 su 766 (21,4) nel parlamento che uscirà dalle urne.

Si tratta di una crescita importante, ma non tale da incidere sul futuro dell’Unione e della moneta unica.

Il fronte favorevole allo statu quo o ad una maggiore integrazione, invece, se saranno confermate queste previsioni, è largamente superiore, potendo contare su 494 seggi nel nuovo parlamento, ai quali vanno aggiunti 39 parlamentari non euroscettici ma favorevoli a importanti riforme strutturali della UE. In sostanza, il fronte pro-Europa perde punti e seggi ma mantiene saldamente nelle sue mani il controllo del Parlamento.

Populisti e divisi

In più, il campo antieuropeo è frantumato in molte posizioni inconciliabili: Open Europe ha suddiviso in otto gruppi le posizioni che potrebbero emergere dalle prossime elezioni. Sei sono rappresentano l’anima populista del nuovo parlamento: Neo fascisti, deputati fortemente critici verso l’UE, Sinistra populista (Lista Tsipras e partiti di ispirazione vetero-comunista), Anti-EU, Nazionalisti conservatori, Anti-sistema (Beppe Grillo). Nel campo dell’Europa ci sono invece due gruppi ben distinti: quello largamente maggioritario favorevole allo statu/quo o ad una maggiore integrazione, e i conservatori (sopratutto britannici), fautori di una riforma dei Trattati che restituisca una quota di potere ai governi nazionali.

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Conclusione

Con questi numeri, saranno dunque ancora una volta i partiti europeisti a guidare i giochi per i prossimi incarichi europei, oltre 60 europoltrone di primo livello, come abbiamo scritto in un precedente articolo, mentre i partiti antieuropei e populisti non potranno far altro che restare alla finestra a guardare: se non vogliono salvare l’Europa, non riusciranno neppure ad affondarla. I britannici favorevoli ad un’Europa riformata, rischiano invece di trovarsi schiacciati in una sorta di polarizzazione, nella quale i partiti europeisti saranno probabilmente spinti ad essere sempre più “integrazionisti” per contrapporsi alle spinte populiste.

E’ un vero peccato che non si colga l’occasione delle elezioni per cambiare in meglio l’Unione Europea (e l’Eurozona sopratutto), e si disperdano invece milioni di voti in una sterile protesta.

Sulle elezioni di maggio consulta anche il nostro “Vademecum per il voto alle europee 2014, istruzioni per l’uso

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