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E’ stata una scelta intelligente e dettata da una grande sensibilità quella del Parlamento Europeo di assegnare il premio Sacharov ad un blogger liberal saudita, Raif Badawi, condannato nel 2012 a 10 anni di carcere e mille frustate per insulto all’Islam e per apostasia. In realtà la sua colpa è stata quella di parlare di libertà, una parola proibita nel paese della più rigida ortodossia islamica.

Nella cerimonia di consegna del riconoscimento – in diretta da Strasburgo, e trasmessa anche a Roma nella sede italiana del Parlamento europeo – la moglie di 20151203PHT06026_width_600Raif, costretta a fuggire dall’Arabia Saudita e a riparare in Canada insieme ai suoi tre figli minorenni in seguito alle minacce ricevute, ha ritirato il premio al posto del marito. La signora Badawi nel suo intervento ha dato una lezione di grande dignità e di profonda consapevolezza che fa onore a lei e alle donne saudite, vittime troppo spesso di un’oppressione insostenibile e indegna di un paese civile. Vi consigliamo di ascoltare i 10 minuti del suo discorso:

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Un momento della cerimonia a Roma, in diretta da Strasburgo

Il presidente dell’Europarlamento, Martin Schultz, è tornato ad invitare le autorità saudite a liberare subito Raif Badawi e tutti gli altri prigionieri incarcerati per ragioni che attengono alla libertà di pensiero. Un appello che difficilmente verrà accolto, visto che in quel paese dall’inizio dell’anno sono state eseguite ben 150 sentenze capitali, secondo i barbari rituali dettati da un’interpretazione ortodossa della sharia, e molte altre esecuzioni sono in programma.

2015-10-29T122542Z_1810140962_GF20000037607_RTRMADP_3_EU-RIGHTS-BADAWI-kyvG-U43130440322502D-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443L’aver posto sotto i riflettori il caso Badawi è stata dunque una scelta centrata da parte dell’Europarlamento. Una scelta che ci fa capire da quale humus culturale abbia origine la ferocia e l’intolleranza jihadista: se a tagliare le teste di persone innocenti sia un’organizzazione terroristica o uno Stato, in fondo non fa troppa differenza. La differenza la fa il fatto che Ryad è il maggior produttore mondiale di “oro nero”: e l’Occidente, sempre pronto a scandalizzarsi per le violazioni delle libertà fondamentali, preferisce voltarsi dall’altra parte, piuttosto che rischiare di restare a secco di petrolio

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