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Una maggiore sobrietà specie nelle dotte citazioni classiche da Cicerone a Telemaco, avrebbe dato più forza al discorso appassionato del presidente del consiglio  a Strasburgo, all’inaugurazione del semestre italiano di presidenza del Consiglio UE. Ma Renzi non convince il parlamento, e sopratutto il capo del gruppo PPE, il tedesco Weber, della CSU il partito democristiano bavarese, di stretta osservanza rigorista, che rilancia i soliti sospetti e le incomprensioni fra i paesi del nord e del sud dell’Europa.

Il discorso di Renzi, 18 minuti in tutto, svolto sostanzialmente a braccio con una traccia scritta, si è svolto lungo due direttrici: la flessibilità nella politica economica, e il rilancio dell’idea di Europa.  Sul primo e  più atteso punto, ha rivendicato la necessità per l’Europa di cambiare registro rispetto all’austerity del passato, spiegando però che l’Italia non chiede sconti.

Rappresento un paese fondatore   noi italiani siamo tra quelli che danno di più di ciò che prendono. Prima di tutto dobbiamo chiedere a noi la forza di cambiare se dobbiamo essere credibili. L’Italia viene qui a dire che per prima ha voglia di cambiare e lo dice con il coraggio e l’orgoglio di rappresentare l’Europa. Noi vogliamo rispettare le regole, c’è la stabilità ma c’è anche la crescita. Senza crescita non c’è futuro. Non chiediamo un giudizio sul passato, ci interessa cominciare il futuro. Noi siamo una comunità, non un’espressione geografica

Dunque l’Italia  non è nell’Unione europea per chiedere o rivendicare, ma per portare «una storia straordinaria ed un futuro all’altezza del nostro passato». Perché la vera sfida che abbiamo di fronte è ritrovare l’anima europea.

Non è mancato poi un richiamo alla necessità che il Londra continui a restare in Europa, perché «un’Europa senza il Regno Unito sarebbe meno ricca e meno se stessa». E tuttavia, come del resto ha rimarcato nel dibattito il rappresentante dei Tories britannici, non c’è stato alcun accenno nel discorso renziano alle “riforme”, come il premier Cameron forse si sarebbe aspettato.

E quanto ai temi dell’immigrazione, questo è il passaggio chiave:

L’Europa deve tornare a essere una frontiera. Lo è se guardiamo alle carte geografiche e vediamo un Paese che ha il maggior numero di coste rispetto all’estensione territoriale: siamo una frontiera geograficamente. Questo ci pone molti problemi, ne sappiamo qualcosa noi in Italia in questo momento, quando le difficoltà in Libia stanno portando a una serie di stragi nel nostro Mediterraneo alle quali cerchiamo di far fronte con operazioni condivise dai capi di governo e dalla Commissione e riusciremo a far fronte in modo più deciso con il programma Frontex plus.

L’Europa deve tornare a far sognare, è stato poi il messaggio di Renzi:

Se oggi l’Europa facesse un selfie – esordisce Renzi –  che immagine verrebbe fuori? Il volto della stanchezza, in alcuni casi della rassegnazione. L’Europa mostrerebbe il volto della noia. Eppure fuori di qui il mondo corre a una velocità straordinaria

Il passaggio di testimone avvenuto oggi fra la presidenza greca e quella italiana, ha offerto a Renzi lo spunto per attingere  ampiamente al repertorio classico, con citazioni da Aristotele a CIcerone, da Pericle ad Anchise, passando per Telemaco. A proposito del quale ha parlato di una generazione Telemaco, il figlio di Ulisse che si mosse da Itaca alla ricerca del padre, che ha oggi il dovere di «meritare l’eredità dei padri», perché l’Europa «non è un dono dato per sempre, ma una conquista da rinnovare giorno dopo giorno».

Il dibattito che ne è seguito à stato incentrato prevalentemente sui temi economici. Il capogruppo dei socialisti, l’italiano Gianni Pittella ha difeso senza esitazioni la posizione di Renzi, ribadendo che l’italia non chiede sconti ma flessibilità per rilanciare la crescita. Ma il capogruppo del PPE, il tedesco Manfred Weber non ha fatto sconti a Renzi, anz, in polemica con i socialisti, ha rilanciato la tradizionale posizione di Berlino:

Nuovi debiti non creano futuro ma lo distruggono e la flessibilità di bilancio è la strada sbagliata. Le regole ci sono e vanno rispettate

Una posizione che preannuncia una strada in salita per la flessibilità chiesta dall’Italia, anche perché si associa con le dichiarazioni del premier olandese Mark Rutte, secondo il quale all’ultimo vertice euroepo Olanda e Germania hanno «stoppato il tentativo di Francia e Italia di ammorbidire le regole di bilancio».

Renzi comunque in sede di replica, ha risposto con durezza a Weber, ricordando che nel 2004 furono proprio la Germania e la Francia a violare il patto di stabilità:

Se il capogruppo del Ppe parlava per la Germania, vorrei ricordare che proprio in questa sala fu concesso al suo Paese non la flessibilità ma di violare i limiti, cosa che ha consentito alla Germania di crescere. Non abbiamo paura dei giudizi, ma dei pregiudizi. Il nostro paese non solo ha una grande storia ma ha un futuro. E se qualcuno immagina di venirgli a fare le lezioni ha sbagliato posto

 


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