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Alle volte, le cose sono diverse da come sembrano. Ad esempio la battaglia parlamentare sui vitalizi. Sembrerebbe una causa giusta, popolare, una sacrosanta riduzione dei privilegi per chi ne ha beneficiato troppo a lungo.

E invece, se esaminiamo l’argomento un po’ più da presso, ci accorgiamo che si tratta di una manfrina politica che finirà con un nulla di fatto, nella quale il pd ha cercato di inseguire i grillini sul terreno impervio del populismo. È un terreno sul quale tuttavia il M5S si muove a proprio agio, mentre il partito di Renzi incontra notevoli difficoltà.

Per Grillo, infatti, il Parlamento è un’impostura da cancellare, sede di un potere arbitrario e dispotico. La democrazia rappresentativa – nella visione populista – non rappresenta il “popolo”, di  cui i grillini si ergono ad unici difensori. È questo lo spirito più genuino del populismo di cui il M5S si nutre.

Dunque, tutto ciò che serve a sbeffeggiare ed umiliare la “casta”, cioè i parlamentari, è funzionale a questo disegno. Se si considerano gli eletti dei parassiti della società, è normale che si faccia di tutto per metterli alla berlina. Quindi giù gli stipendi, via i vitalizi per il futuro, e via anche quelli per il  passato, in un rincorsa verso il basso che non avrà mai fine.

Ci sarà sempre un qualcosa da togliere alla “casta”, perché alla fine quel che si vuole dimostrare è la persistenza dell’eterno principio del qualunquismo: “tutti son buoni a fare questo mestiere” (il parlamentare o il ministro”), il governo è sempre il “governo dei peggiori”, come scriveva Guglielmo Giannini – l’inventore dell'”Uomo Qualunque” – nell’Italia povera e spaesata dell’immediato dopoguerra. Ed è di quella tradizione che Beppe Grillo è l’erede più noto ed autorevole.

 

Il Pd, al contrario, non è credibile quando scende sul terreno dell’anti-politica, e Matteo renzi dovrebbe rendersene conto. Le radici comuniste e dossettiane dei democratici ne fanno un partito intimamente e indissolubilmente  legato alla democrazia parlamentare, alla storia dell’Italia repubblicana e delle sue libere istituzioni.

Ora, invece per rincorrere i populisti sul loro terreno il Pd finisce per legittimare le battaglie propagandistiche di Grillo e del suo clan. Come quella sui vitalizi, appunto, che ha impegnato la Camera per giorni e giorni, mentre tutto intorno il Paese è assediato da emergenze di ogni genere.

Poco importa se il provvedimento sui vitalizi è già avviato su un binario morto: in autunno il Senato neanche discuterà di questo provvedimento, e se la corte costituzionale lo boccerà, nell’improbabile ipotesi di una sua conversione in legge.

Il danno è fatto. E gli elettori disorientati si troveranno a dover scegliere, al momento delle elezioni politiche, fra gli improbabili populisti di governo e quelli doc, che da sempre nuotano in questo mare. Facile prevedere come andrà a finire.

 

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