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Il nuovo logo del semestre italiano

La principale mission della prossima presidenza italiana dell’Unione Europea, dal 1°luglio al 31 dicembre 2014, (di cui è stato presentato il logo qui a sinistra) sarà cercare di far dimenticare agli europei il precedente semestre italiano, quello di 11 anni fa, (1° luglio – 31 dicembre 2003). Il semestre della gaffe a Strasburgo di Berlusconi nei confronti del socialdemocratico tedesco Martin Schultz, definito “kapò”. Una gaffe che, come se non bastassrenzi1e, è stata ripresa e rilanciata nei giorni scorsi dallo stesso leader di Forza Italia. Furono, quelli del 2003 sei mesi da incubo, andati poi avanti con un quasi quotidiano battibecco fra l’ex premier Berlusconi e il presidente della commissione dell’epoca, Romano Prodi.

Non sarà facile far dimenticare quel semestre, perché poi negli anni, le gaffes berlusconiane si sono moltiplicate in Europa e nel mondo, e nel frattempo uno dei protagonisti delle polemiche di allora, il “kapò”, è diventato uno dei personaggi più influenti sulla scena politica comunitaria, attuale presidente del parlamento europeo e uno dei più accreditati candidati per la presidenza della commissione UE.

E non sarà facile, anche perché in nostri «amici » europei non sono teneri con l’Italia; non lo sono mai stati, specie quando siamo noi stessi ad offrir loro il destro per deriderci e umiliarci.

In realtà, quel semestre dovrebbe essere ricordato non tanto per l’esordio disastroso di Berlusconi a Strasburgo, quanto per altre vicende, che quasi tutti oggi in Europa fanno finta di aver dimenticato. Nel 2003, infatti, la Germania, oggi campione di austerità, e la Francia, due paesi che all’epoca si trovavano in serie difficoltà economiche, sforarono i limiti del deficit di bilancio imposti dal Patto di Stabilità, creando un grave precedente che avrebbe pesato sulla successiva storia economica dell’Unione. Ma quel che fu ben più grave fu il seguito della vicenda: la commissione di Prodi, infatti, avrebbe voluto (e dovuto) avviare la procedura per violazione di deficit eccessivo nei confronti dei due paesi, ma i ministri delle finanze europei (Eurogruppo ed Ecofin) ne bloccarono l’iter, con il sostegno dell’Italia di Berlusconi e della Gran Bretagna di Tony Blair.

Oggi comunque è necessario e possibile voltar pagina, cogliere l’occasione del semestre per mostrare all’Europa che il nostro paese è cambiato, e continuerà nel suo percorso virtuoso. Il semestre italiano avrà inizio quando le elezioni europee (25 maggio) si saranno già concluse, e sarebbe importante per la credibilità del nostro paese mandare a Strasburgo una squadra motivata nelle proprie convinzioni europeiste, pur nella necessaria molteplicità di vedute. Sarebbe un segno vero di svolta se gli eletti italiani riuscissero ad evitare, come troppe volte è avvenuto in passato, di trasformare l’europarlamento in un una cassa di risonanza per le solite risse casarecce. Ma gli slogan e le candidature di alcune forze politiche lasciano prevedere scenari piuttosto incerti, se non foschi.

Il governo renzi sembra stia continuando sulla scia del suo predecessore, Enrico Letta, e come lui sembra puntare molte carte sui sei mesi di presidenza italiana. Il calendario, ancora provvisorio, è già pronto, lo si può scaricare qui, ed è al da tempo lavoro uno staff di Palazzo Chigi incaricato di preparare gli eventi per il semestre.

La sfida principale della prossima presidenza italiana sarà comunque quella degli incarichi europei. Il nostro paese infatti si troverà a gestire le ricadute delle euroelezioni del prossimo maggio: in altre parole le nomine per le poltrone più alte dell’Unione avverranno nel corso del Semestre italiano. Oltre al nuovo assetto del parlamento di Strasburgo, infatti, vanno rinnovati anche la presidenza della commissione e quella del consiglio europeo, oltre all’Alto Rappresentante per la politica estera e della sicurezza, per citare solo le posizioni di primissimo livello.

Le ambizioni di un grande paese come l’Italia sono legittime, ma devono essere temperate da un sano realismo. E bisogna evitare gli errori del passato, come quello di sentirsi troppo furbi e immaginare che le poltrone europee siano lì, a disposizione dei politici italiani, come una specie di camera di compensazione domestica per sistemare avversari e trombati di casa nostra.

Puntare troppo in alto, ad esempio alla presidenza della commissione o del consiglio, significa andare a sbattere diritti contro un muro. Perché l’Italia ha già, con Mario Draghi, la poltrona più importante in Europa: la presidenza della Banca Centrale Europea.

Insomma sarà una partita a scacchi in un contesto reso ancora più complicato dal numero dei giocatori: 28 paesi, ciascuno con le sue piccole o grandi ambizioni, con il suo carico di veti e di speranze.

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