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E’ difficile non comprendere le ragioni di quella enorme massa silenziosa di  greci – oltre il 45% – che hanno deciso di non andare alle urne, e di non dare di nuovo fiducia ad una classe politica che ha mostrato di non saperla meritare. Posti di fronte alla scelta fra il voto a Tsipras – un politico dotato di un tasso di coerenza perfino inferiore a quello dei suoi avversari – e  quello ai partiti che hanno portato la troika ad Atene, molti elettori hanno pensato che sarebbe stato meglio starsene a casa e godersi una giornata di relax.

Il voto greco non chiarisce un’ambiguità di fondo: chi è veramente Alexis Tsipras? Il leader che vuole cambiare l’Europa, o quello che è stato cambiato dall’Europa? I pochi mesi di storia del governo “Tsipras I” non aiutano ad inquadrare la personalità dell’uomo. Si è capito quel che già si sapeva, che cioè ha una straordinaria capacità carismatica di trascinare le masse. Ma la rapidità con la quale è passato da un referendum suicida sull’austerità alla resa senza condizioni a Berlino e Bruxelles resta uno dei misteri della Grecia moderna. Si dice che la scelta sia stata compiuta quando ha visto il paese ormai sull’orlo del baratro. Ma non è certo una novità: sono 5 anni che la Grecia cammina sul ciglio dell’abisso e già ai tempi delle prime spericolate esibizioni dell’allora ministro Varoufakis si capiva benissimo che Atene stava marciando diritta contro un muro.

A Bruxelles e nelle principali capitali europee si spera, o forse ci si illude, che il governo “Tsipras II” sarà più filo-europeista dello “Tsipras I”. Che, insomma, la lezione del Grexit sia davvero servita. C’è da augurarsi che sia così, ma non è affatto scontato. Privo della sinistra estrema nell’area della maggioranza, il leader di Syriza non può dimenticare che il suo è un partito di sinistra e che una parte rilevante del suo elettorato si aspetta che “faccia qualcosa di sinistra”, come si diceva un tempo in Italia. E non è da escludere che sarà davvero costretto a farlo, magari giocando due parti in commedia: insomma, uno Tsipras nello stesso tempo “di lotta e di governo”.

L’ambiguità fino ad oggi ha portato la Grecia ad un passo dal default, e non funziona neanche per un abile equilibrista come il leader di Syriza.  E potrebbe, ancora una volta, creare seri problemi sia ad Atene che a Bruxelles.

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