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«Questa volta è diverso» recita lo slogan scelto dal parlamento europeo, provando ad invogliare gli svogliati cittadini europei a recarsi alle urne. E’ vero, questa volta è diverso, e non solo perché, come giustamente sottolinea l’europarlamento, per la prima volta gli elettori avranno voce in capitolo per la scelta del nuovo presidente della commissione. Ma anche e soprattutto perché in questa campagna elettorale, per la prima volta si parla di Europa. Le elezioni insomma (qui troverete una guida quasi completa al voto europeo)non sono, come sempre accaduto in passato un referendum sul governo, o sullo stato di salute di questo o quel partito. Sono certo anche questo, un importante test di politica interna, ma sono sopratutto un test decisivo per l’Europa e sull’Europa.

Abbiamo perciò provato a stilare, senza alcuna pretesa di rigore scientifico ma, crediamo, con un buon margine di approssimazione, una classifica del “tasso” di europeismo dei 9 principali partiti che corrono alle prossime elezioni del 25 maggio, quale emerge dai programmi e dagli interventi pubblici dei leaders. Vi proponiamo di seguito le nostre “pagelle”, a partire dai più convinti sostenitori dellUE per finire ai più euroscettici . Una lista provvisoria, perché, con l’avvicinarsi della data del voto, molti partiti modificano in modo anche sensibile le loro posizioni pro e contro l’UE. E’ successo ad esempio a Berlusconi, a Grillo e alla Meloni, neopresidente di Fratellli d’Italia.

image1 Scelta europea – In coerenza con la visione del suo leader di riferimento in Europa, il liberale belga Guy Verhofstadt, il raggruppamento elettorale è il più nettamente e convintamente europeista e federalista. Nel suo programma si chiede fra l’altro che si dia vita ad una nuova Convenzione  per riscrivere l’architettura di un’Europa più politica. Un’impostazione decisamente controcorrente.

2 Partito Democratico – «Andiamo in Europa per cambiare le regole», per far sì che l’Europa sia quella «delle famiglie e non quella delle banche e della burocrazia». Questa in estrema sintesi la pdeposizione europea di Matteo Renzi. Che in Europa ci si trova bene. Fra i grandi partiti italiani il PD è senz’altro il più tradizionalmente e convintamente europeista, come lo è il suo elettorato. Ma i tempi cambiano, e “l’uomo che ha fretta“ ha fretta anche di cambiare l’Europa. Come? Renzi è troppo avveduto per sfidare direttamente la Germania della Merkel in una battaglia che lo vedrebbe sicuro perdente, quindi cerca di costruire un sistema di alleanze in Europa, al sud come al nord, per cercare di “cambiare verso“, di mettere un freno alle politiche di austerità puntando su crescita e occupazione. Ci riuscirà? Per il momento, la richiesta di rinviare di un paio di anni il pareggio di bilancio non è stata presa bene a Bruxelles.

3 Verdi – I verdi europei hanno eletto i loro candidati alla presidenza della commissione attraverso una votazione online transnazionale, in coerenza con la vocazione europeista e federalista del greenmovimento verde, che anche in Italia propone un abbandono delle politiche di austerità in nome di un “new deal” verde.

4 NCD/UDC – «L’Europa così com’è non ci piace. Ci dà lezioni, ma non ci dà il buon esempio», è la posizione del leader del Nuovo Centrodestra, Angelino Alfano. E il «cattivo esempio» europeo ncdè la doppia sede del parlamento, Strasburgo e Bruxelles. Il suo partito però, come, l’alleato UDC di Casini, è saldamente legato al PPE, con una visione convintamente europeista.

5 Altra Eurropa– Il movimento che raggruppa la lista Tsipras, Sel e altri partiti di estrema sinistra viene spesso classificato ingiustamente nel fronte antieuropista. Altra Europa, al contrario, chiede più Europa, un’Europa più politica ed attenta alla dimensione sociale oltre che a quella economica. «L’Europa, se vuol sopravvivere, deve cambiare radicalmente» ha detto il leader carismatico , il greco Alexis Tsipras.

6 Forza Italia – Silvio Berlusconi ha di recente detto di non essere contro l’Europa, ma contro questa Europa, e sopratutto contro la Merkel e contro la Francia. L’euro, all’inizio della campagna elettorale, forza-italiaper l’ex premier era una «moneta straniera» ed uscirne «non era una bestemmia». In seguito il leader di Forza Italia ha moderato i toni, anche in vista di una probabile riconferma al gruppo dei Popolari Europei e per prendere le distanze da Grillo, con cui condivide però molti punti programmatici; la richiesta di formare un fronte dei paesi del sud, la riforma della BCE e l’abolizione del Fiscal Compact.

7 Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale – Anche loro sono approdati a posizioni antieuropee. La presidente Giorgia Meloni, lo ha detto chiaramente: «dobbiamo uscire dall’euro» contro la «sorda fratellidiGermania». Insomma, ritorna l’eterno anatema contro la moneta unica e la Merkel, origine di tutti i mali.

8 Movimento 5 Stelle – Uscire dall’euro per Beppe Grillo non è un tabu, perché la moneta unica è «un cappio al collo». Di qui la richiesta di un referendum sull’euro, primo dei 7 punti programmatici del suo movimento. L’Europa di oggi gli sta stretta, non gli piace, e meno che mai gli piace la guida «germanocentrica» dell’UE. Quindi bisogna cambiare strada. Basta Fiscal m5slogcompact e pareggio di bilancio, sì invece agli eurobond. Con l’approssimarsi del voto, Grillo ha lievemente attenuato la portata del referendum: non una consultazione per abolire l’euro, ma per sapere se gli italiani lo vogliono ancora. Il risultato però alla fine non cambia.

9 Lega Nord – E’ il più antieuropeista dei partiti in corsa il 25 maggio. “No euro” è la chiarissima parola d’ordine del segretario del Carroccio, Matteo Salvini, che in queste elezioni si unisce in Lega-Norduna santa alleanza con il Front National di Marine Le Pen e con i partiti fascisti e razzisti di mezza Europa. E’ il sogno di Borghezio che finalmente si avvera.

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