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Schultz, a sinistra e Juncker, a destra. Da Der Spiegel on line

Il partito europeo che risulterà il primo alle prossime elezioni del 22-25 maggio (in Italia si vota solo il 25), esprimerà il presidente della nuova commissione europea. Tutti i sondaggi confermano che ancora una volta a contendersi il primo posto nell’Unione saranno due grandi famiglie politiche, quella del PPE, il Partito Popolare Europeo, conservatore e moderato, e quella dei socialdemocratici (S&D) progressista e riformista. Queste due formazioni hanno già scelto i loro rispettivi candidati alla guida della commissione UE: si tratta di Jean-Claude Juncker, PPE, e di Martin Schultz, S&D. Ebbene, per l’Italia non è indifferente che vinca l’uno e l’altro, perché dai futuri assetti globali della politica europea dipenderanno anche i margini di flessibilità nella gestione della finanza pubblica; flessibilità della quale il nostro paese ha disperato bisogno.

E’ importante però premettere che sia Juncker (59 anni) che Schultz (58) hanno significativi punti in comune. Innanzitutto, la convinta fede europeista, che del resto fin dalle origini caratterizza le due formazioni principali che hanno dato vita all’Europa di oggi. Inoltre, entrambi appartengono a quella cultura politica mitteleuropea che ha espresso grandi personalità: di madrelingua tedesca Schultz, anche Junker parla molto bene la lingua di Goethe (oltre al lussemburghese, al francese e all’inglese), lui nato in un paese, il Granducato del Lussemburgo, che è incastonato fra il Belgio, la Germania e la Francia. Sui partiti impegnati nella competizione per le europee leggi qui

junckerUna vittoria di Juncker sarebbe senz’altro, specie per il nostro paese, un passo in avanti rispetto all’incolore decennio del portoghese Barroso. Juncker è stato a lungo premier del suo paese e presidente dell’Eurogruppo, è un economista e conosce perfettamente tutti i dossier europei: sotto la sua guida, nella fase più dura della crisi finanziaria e di quella del debito, il gruppo dei paesi della Zona Euro ha assunto un’importanza crescente, ed egli ha mostrato un notevole equilibrio nella gestione dei rapporti non sempre facili fra i partner. Inoltre pur predicando rigore nella tenuta dei conti pubblici, non è stato certo un fautore delle politiche di austerity imposte dalla Germania e dai paesi del nord. Anzi, qualche volta ha apertamente criticato il rigorismo della Merkel, e questo certo non gli ha assicurato le simpatie della cancelliera.

Schultz invece è la scommessa europea di Renzi. La precipitosa e forse poco meditata adesione del PD al partito socialista europeo (S&D) puntava a dare un sostegno sostanziale alla candidatura del tedesco alla guida dell’esecutivo comunitario. Gli europarlamentari italiani in quota PD (che potrebbero essere 23, secondo alcuni sondaggi, tanti quanti quelli di oggi), daranno un contributo prezioso alla scalata di Schultz alla più importante poltrona indexdell’Unione. E Renzi si aspetta dal socialdemocratico tedesco quella svolta europea che con l’attuale assetto politico non potrà esserci. Resta da capire quali saranno i reali spazi di manovra che un’eventuale presidenza Schultz potrà avere: a Berlino i socialdemocratici sono alleati di governo della cancelliera. Ma a Bruxelles chi detta legge è la Merkel. E non è affatto scontato che desideri un capo della commissione ambizioso e ingombrante come Schultz, tedesco come lei e in più nella ambigua condizione di avversario politico in Europa e di alleato a Berlino.

Sondaggi, testa a testa

Comunque, gli ultimi sondaggi pan-euopei, realizzati dalla Pollwatch confermano il testa a testa fra i due gruppi, con un leggero vantaggio per i socialdemocratici. Ma a conti fatti, anche se dovesse vincere di misura Schultz, nel testa a testa fra i due potrebbe paradossalmente prevalere Juncker. Nello scenario descritto da Pollwatch infatti nel futuro parlamento il candidato del PPE potrebbe in teoria avere il sostegno, oltre che del suo partito, dei liberali dell’ALDE, dell’ECR, gruppo contrario all’integrazione UE e in larga misura euroscettico, e del partito ceco denominato ANO che però potrebbe confluire nell’ALDE: in tutto 325 deputati pari al 43%.

Pollwatch190314

I socialisti invece potrebbero contare sul sostegno di 309 parlamentari, pari al 41,4%: S&D, GUE, la lista di estrema sinistra guidata dal comunista greco Tsipras, e Verdi europei.

Se queste previsioni, e queste alleanze, dovessero essere confermate, Juncker potrebbe vincere la partita a tavolino. Il suo nome potrebbe essere indicato dal consiglio europeo, in quanto, pur essendo il PPE il secondo partito, sul suo nome convergerebbe la maggioranza dei voti nell’Europarlamento. E questo è un punto importante precisato dal Trattato Lisbona, all’art 9 D, comma 7:

Tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento europeo un candidato alla carica di presidente della Commissione. Tale candidato è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. Se il candidato non ottiene la maggioranza, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone entro un mese un nuovo candidato, che è eletto dal Parlamento europeo secondo la stessa procedura.

Ma non è da escludersi che, di fronte ad un risultato elettorale incerto, il consiglio europeo decida di giocare una partita completamente diversa, magari proponendo un candidato di mediazione. Magari con la benedizione tedesca.

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