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Non è una novità: la sinistra europea ha sempre avuto bisogno di un punto di riferimento. Fino ad un paio di anni fa era Syriza, del greco Alexis Tsipras. Ora, dopo la svolta “moderata” di Tsipras, la sinistra europea ha un nuovo mito: il governo di Lisbona, in carica da fine 2015, guidato dal socialista Costa e sostenuto da comunisti e Blocco di Sinistra, una sorta di Podemos portoghese.

La nascita del “mito” portoghese ha buone motivazioni, innanzitutto economiche. Il Paese, infatti, era dato per spacciato a fine 2015. Il rifiuto di proseguire con la politica di austerità imposta da Bruxelles, dopo il prestito UE-FMI del 2011, finito di pagare nel 2014 al prezzo di enormi sacrifici sociali, aveva fatto predire ai soliti esperti una imminente bancarotta del Paese. Le premesse c’erano tutte: un debito altissimo, al 130% del PIL, bassa crescita e fragilità del sistema bancario (condizioni non dissimili da quella che ben conosciamo, del nostro paese) erano ritenuti elementi di altro rischio per l’economia lusitana.

Ma all’inizio del 2017 arriva la sorpresa. Il paese non solo non va in default ma cresce oltre le stime di Bruxelles, portando nel 2016 il rapporto deficit/PIL al al livello più basso nella storia del Portogallo democratico, 2,4% e annunciando, nelle previsioni del governo, un ulteriore calo all’1,6% nel 2017. Anche il debito (il terzo più imponente dell’Eurozona dopo Grecia e Italia) dovrebbe scendere dall’attuale 130% al 128,3%.

Il “miracolo” portoghese ha stupido tutti, ed è dovuto, oltre alle maggiori entrate turistiche, anche ad alcune imposte una tantum, che potrebbero, tuttavia, non avere gli stessi effetti positivi anche per gli anni a venire. Inoltre, la coalizione di sinistra funziona solo perché il partito socialista (19% al voto del 2’15) è riuscito a contenere l’esuberanza degli degli alleati più radicali, come l’uscita dall’euro e dalla NATO. Ma il governo di COsta è n esecutivo di minoranza, e nonostante l’altissima popolarità del premier (66%) è esposto a possibili insidie parlamentari.

Ma per una sinistra europea alla ricerca di ricette alternative al neo liberismo e all’austerity, la rinascita dell’economia portoghese è un balsamo. E così Lisbona è diventata negli ultimi due mesi meta del pellegrinaggio dei leader socialisti europei: sono andati ad imparare la lezione di Antonio Costa, fra gli altri, il candidato alle presidenziali francesi Benoit Hamon, il tedesco Martin Schultz, l’Italiano Gianni Pittella, a nome del gruppo socialista all’Europarlamento. “Abbiamo discusso di come costruire una nuova piattaforma politica europea”, ha esultato  Pittella al termine dell’incontro.

A sinistra, insomma, qualcosa si muove. Bisogna capire se è nella giusta direzione.

 

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