Berlusconi rovescia il tavolo, finisce fra gli insulti la Grande Coalizione

Dopo una giornata convulsa e contraddittoria, in serata la crisi annunciata si trasforma in guerra aperta. Volano gli stracci. A nulla sono valsi gli appelli lanciati in mattinata da Napolitano ad abbassare i toni, l’ennesimo monito ad evitare le elezioni anticipate, e l’annuncio di un messaggio al parlamento in favore di misure come l’amnistia e l’indulto: un segnale pur giudicato positivamente dal PDL.

Berlusconi chiuso nel fortino di Arcore decide che è giunto il momento di far saltare il tavolo, anticipando la mossa di Letta che all’inizio della prossima settimana presenterà il governo in parlamento per la prova della fiducia. Detonatore dello strappo, concretizzatosi con le dimissioni dei ministri PDL, è l’annuncio del consiglio dei ministri di ieri che ormai non sarà più possibile scongiurare l’aumento dell’IVA, ed anche le decisioni sull’IMU sono a rischio.

In realtà il leader di Forza Italia ha voluto giocare d’anticipo rispetto alla verifica di governo annunciata da Letta, che avrebbe finito per metterlo pubblicamente sul banco degli imputati nel corso del dibattito parlamentare. E in più ha voluto serrare le fila, di un partito unito solo formalmente intorno al suo leader ma in realtà disorientato e diviso.

Il dado comunque ormai è tratto, dopo le incertezze e i dubbi della vigilia. Berlusconi ha iniziato la sua campagna elettorale, anche se probabilmente non ci saranno elezioni a breve. Ma la crisi, politica e non ancora di governo è già in pieno svolgimento. E non è detto che quella del Cav sia una mossa per lui vincente. Appuntamento decisivo a questo punto è il colloquio che ci sarà oggi fra il premier e il Capo dello Stato.

Nella pur rissosa politica italiana, poche volte si era sentito un crescendo di insulti e di invettive come lo scambio a distanza di comunicati fra Silvio Berlusconi e il premier Letta.

La nota di Berlusconi:“Ho invitato la delegazione del Popolo della Libertà al governo a valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani. La decisione assunta ieri dal presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, di congelare l’attività di governo, determinando in questo modo l’aumento dell’Iva è una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo, contraddice il programma presentato alle Camere dallo stesso premier e ci costringerebbe a violare gli impegni presi con i nostri elettori durante la campagna elettorale e al momento in cui votammo la fiducia a questo esecutivo da noi fortemente voluto. Per queste ragioni, l’ultimatum lanciato dal Premier e dal Partito Democratico agli alleati di governo sulla pelle degli italiani, appare irricevibile e inaccettabile. Pertanto ho invitato la delegazione del Popolo della Libertà al governo a valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani”.

La nota di Letta:
“ll tentativo di Berlusconi di rovesciare la questione è contraddetto dai fatti che sono sotto gli occhi di tutti perché la decisione di ieri del Consiglio dei ministri è stata causata dalle dimissioni in bianco annunciate da deputati e senatori del Pdl che non avrebbero garantito che l’eventuale decreto legge potesse essere convertito in legge. Una decisione quella sul mancato rinvio dell’aumento dell’Iva assunta concordemente anche dai ministri Pdl. Berlusconi per cercare di giustificare il gesto folle e irresponsabile di oggi, tutto finalizzato esclusivamente a coprire le sue vicende personali, tenta di rovesciare la frittata utilizzando l’alibi dell’Iva. In Parlamento ognuno si assumerà le proprie responsabilità dinanzi al Paese. Gli Italiani sapranno rimandare al mittente una bugia così macroscopica, un simile tentativo di stravolgimento della realta”.

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