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Matteo Renzi

Il premier chiede giustamente all’Europa rispetto per l’Italia, uno dei paesi fondatori dell’UE. Ma il rispetto bisogna guadagnarselo con i fatti, non con le parole. E finora da Roma sono venute solo promesse e fumo negli occhi.

Accolto inizialmente  con freddezza in Europa (per il modo sbrigativo con cui si è sbarazzato del suo predecesore Enrico Letta, il cui fantasma ancora si aggira nelle stanze del Consiglio europeo…), poi con un certo entusiasmo (grazie al successo elettorale che ha contribuito a frenare l’orda barbarica degli euroscettici), ora “Mr 40%” rischia di bruciare prima del tempo quel piccolo ma prezioso patrimonio di credibilità che era riuscito a conquistare presso le cancellerie degli altri paesi.

Colpa degli errori grossolani commessi nel tentativo di piazzare la ministra Mogherini al posto di Lady Ashton come “ministro degli esteri UE”, ma sopratutto colpa di una certa delusione europea per le riforme ancora una volta annunciate ma non realizzate da Roma.

Non che Renzi non voglia o non possa fare le riforme. Il problema è che non sta facendo le riforme di cui l’Italia ha bisogno e che l’Europa si attende. Aver focalizzato l’attenzione sulla semi-abolizione del senato, come se si trattasse di una priorità assoluta, può portare nell’immediato vantaggi mediatici, ma non serve certo a produrre crescita e occupazione. E neanche risparmi sostanziali, se è vero che il taglio del senatori, quando e se sarà operaativo, e la loro sostituzione con “eletti di 2° grado”, dovrebbe consentire un risparmio di appena 150 milioni di euro l’anno: meglio di niente, ma certo una cifra molto al di sotto delle aspettative.

E lo stesso ragionamento vale per la legge elettorale. La sua approvazione è essenziale per il buon funzionamento della democrazia ( anche se sullo schema attuale dell’Italicum, nonostante le correzioni, ci sarebbe molto da dire), ma siamo certi che sia questo ciò che si attendono i cittadini italiani e Bruxelles?

Sulle aspettitive degli italiani molti sondaggi indicano chiaramente come la priorità assoluta per loro resti il lavoro. Quanto all’Europa, c’è un famoso documento della Commissione approvato dal Consiglio il 2 giugno, che fra l’altro concede (malvolentieri) all’Italia l’estensione al 2016 del pareggio di bilancio, che ci ricorda come per il nostro paese l’emergenza assoluta sia l’economia. Fra le raccomandazioni, la Commissione punta il dito naturalmente sull’enorme debito pubblico, sottolineando gli storici ritardi italiani in materie quali il mercato del lavoro i servizi finanziari, la tassazione troppo elevata, la pubblica amministrazione. In questi ed altri settori vitali, si sottolinea che «i progressi dell’Italia sono linitati rispetto alle raccomandazioni del 2013», se si eccettuano alcune specifiche iniziative, diligentemente menzionate dalla Commissione.

Dal documento emerge comunque una profonda sfiducia di molti paesi europei, soprattutto del nord, nella capacità dell’Italia di mantenere le promesse fatte e regolarmente rimaste sulla carta negli ultimi 20 anni. Unitamente all’impegno di Bruxelles a vigilare attentamente sull’attuazione dei provvedimenti annunciati dal governo Renzi per il 2014:

Il programma nazionale di riforma 2014 illustra un piano d’azione esauriente, ambizioso e con scadenze temporali per il periodo di riferimento del programma. L’attuazione di tutte le misure, anche quelle adottate negli anni scorsi, dovrà essere oggetto di un attento monitoraggio.

Come dire: ti diamo credito, ma dimostraci che questa volta fai sul serio. Finora tutte le raccomandazioni della commissione sono rimaste più o meno sulla carta, mentre si sprecano mesi preziosi per correre appresso ad un’inutile riforma che renda il Senato più inutile di qanto già non lo sia.

Ora Renzi ha l’opportunità di mostrare all’Europa (e sopratutto agli italiani) che il nostro paese è cambiato davvero; ma deve concentrarsi sulle vere priorità, che sono quelle del rilancio del lavoro e della crescita. E questo per usare le parole del premier, non perché l’Europa ce lo chiede, ma perché serve all’Italia.

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