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Il governo legastellato si muove con la potenza di due gigantesche macchine di propaganda: sembra incapace di realizzare qualcosa di concreto, ma si limita a lanciare proclami e a elargire promesse, diffondendole in modo virale attraverso un uso spregiudicato dei social media.

La “manovra del popolo” è poco più di una scatola vuota: mancano cifre, concretezza, serietà. Si promette il reddito di cittadinanza, ma non si capisce a chi sarà erogato, come e per quanto tempo, da dove proverranno le risorse. Si annuncia una flat tax, ma poi si legge che sarà varrà solo per il bacino elettorale della Lega e avrà una portata molto limitata. Nel frattempo si approva un condono che darà un generoso premio a che ha evaso il fisco fino a 100 mila euro e cancellerà i debiti di chi non ha pagato fino a 1000 euro. Vi risparmiamo l’elenco completo, che potete consultare su qualsiasi giornale.

Insomma la “manovra del popolo” non aiuta il popolo ma genera incertezza e confusione in un paese già piuttosto confuso.

Anche sulle politiche migratorie, dopo la decisione del vicepremier Salvini di chiudere i porti, i migranti continuano ad arrivare direttamente sulle nostre coste meridionali a piccoli gruppi con imbarcazioni più solide, mentre dalla Germania, dalla Francia dall’Austria c’è un incessante flusso di rientro di cosiddetti “dublinanti”, cioè di migranti rispediti indietro in Italia, primo paese di accoglienza, in virtù delle regole del regolamento di Dublino.

Incapace di scegliere fra la linea impervia della riforma di Dublino (che richiederebbe un intenso lavoro di mediazione con i partner e le istituzioni europee) e la tentazione di rompere le regole europee, inseguendo la chimera di un impossibile blocco navale, con respingimento dei profughi, il governo rischia di fare la fine dell’asino di Buridano, che morì di sete, indeciso se bere dalla secchia alla sua destra o a quella alla sua sinistra. Nella paralisi gestionale dell'”esecutivo del popolo” non si trova di meglio che riversare sull’Europa le responsabilità che sono prevalentemente del governo e della maggioranza, e tirare la corda sperando che ad un certo punto si spezzi.

La politica “law and order” che ha portato la Lega di Salvini a diventare il terzo partito del paese alle elezioni del 4 marzo, ha finito per diffondere il disordine e l’incertezza, nel paese e sui mercati. La promessa di rimpatrio di 500-600 mila migranti irregolari che sono nel nostro paese, si è dimostrata una colossale, irrealizzabile bufala. In assenza di politiche serie di accoglienza, la presenza di una massa così imponente di stranieri rischia di trasformare la questione migratoria in una bomba sociale a orologeria, pronta ad esplodere sulla testa dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Nessuno nega a Salvini e Di Maio il diritto di farsi la loro campagna elettorale. Ma poi, per chi ha responsabilità dio governo, deve arrivare il momento della verità e della responsabilità. Meglio fermarsi e riflettere, rassicurare i cittadini, dialogare e non scontrarsi con l’Europa, tranquillizzare i mercati. Il disordine, la paura alla lunga diventano incontrollabili e possono portare a conseguenze imprevedibili.

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