L’Italia, vista da lontano

Avete mai provato a spiegare ad un americano o ad un tedesco i paradossi della politica italiana? E siete riusciti a farvi comprendere? Credetemi, è una missione quasi impossibile, anche perché qualche volta le ragioni di certi sviluppi politici di casa nostra non sono del tutto chiari neanche a noi stessi. E perché di frequente dai reportages sull’Italia fatti da tv e quotidiani di un certo paese, emerge l’immagine che l’opinione pubblica di quel paese si aspetta di ricevere: un’Italia dipinta come sempre; “spaghetti e mandolino”, un po’ mafiosa un po’ imbrogliona e comunque molto litigiosa. In due parole, bella ma inaffidabile.

Non bisogna però stupirsi di questi diffusi e persistenti pregiudizi. Anche un giornalista italiano incaricato di realizzare un’inchiesta ad esempio sulla Grecia, si documenta innanzitutto leggendo ciò che sulla stampa greca e internazionale è stato scritto sulla situazione di quel paese. E nel momento in cui arriva sul posto per approfondire i temi che intende trattare, già si è fatto un’idea della situazione e sarà disposto a modificarla solo se riuscirà a trovare testimoniante o documenti assolutamente nuovi e inaspettati. Il suo “pezzo” insomma, è già definito nelle sue linee generali ancora prima di partire.

Analogamente, capita spesso che colleghi giornalisti stranieri ci chiedano spiegazioni e chiarimenti su vicende che noi erroneamente riteniamo magari confinate al pollaio di casa nostra, ma che invece hanno ampia risonanza sulla stampa internazionale. Questo scambio di opinioni fra giornalisti italiani e stranieri avviene spesso in occasione di grandi eventi, come i Consigli europei o i vertici G8 e G20. Ma nella formazione di un’opinione pubblica internazionale sull’Italia pesano molto anche i contatti personali o la lettura dei quotidiani italiani, l’ascolto di radio e televisione.

Questa difficoltà a comprendere e a far comprendere la politica italiana fuori dai confini dell’Italia, ha effetti nefasti, perché l’immagine che la stampa internazionale diffonde di noi è quella di un paese bloccato e corrotto, prigioniero delle sue contraddizioni, insomma incapace di guardare avanti. Il che è probabilmente vero. Ma lo spirito di autoflagellazione degli italiani e i complessi di inferiorità caratteristici della nostra cultura enfatizzano oltre misura la percezione all’estero della reale situazione italiana. Con conseguenze disastrose specie sul piano economico.

Sarebbe comunque buona norma evitare di considerare tutto quel che viene pubblicato su di noi dalla stampa internazionale come oro colato. Ci vorrebbe uno scatto di orgoglio. Dobbiamo smetterla con i complessi, e sopratutto con l’uso strumentale dei titoli dei giornali stranieri su di noi. Qualcuno si illude ad esempio che un articolo di Repubblica su uno dei tanti scandali britannici possa provocare sdegno a Londra? E allora perché tante polemiche, risentimenti e proteste, se il tedesco “Die Welt” scrive che il problema non è Berlusconi, ma l’Italia?

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