Lo strappo di Alfano rafforza il governo, ma Berlusconi è ancora in campo

Lo strappo di Alfano arriva come previsto, alla vigilia del Consiglio nazionale convocato per sancire la rinascita di Forza Italia. Uno strappo accompagnato da lacrime e invettive, come da copione. Falliti gli ultimi tentativi di mediazione (semmai ci sono veramente stati), ha prevalso la voglia di percorrere una strada già tracciata, che porterà Berlusconi ad uscire dall’area del governo, senza avere tuttavia effetti diretti e visibili sulla vita dell’esecutivo. Al contrario il governo di Enrico Letta ne esce più forte, perché può contare sul sostegno convinto dei ministri ex Pdl che ora si accingono a creare il gruppo autonomo “Nuovo centrodestra” (un maggiore sforzo di fantasia nella scelta della denominazione del gruppo forse non avrebbe guastato).

Berlusconi realizza così un progetto al quale stava lavorando da un paio d’anni: liberarsi di quella che ritiene una zavorra che allontana l’elettorato, cioè un modo di concepire e di fare politica, che è agli antipodi della sua visione “movimentista” e personalistica. Ora avrà campo libero: ma non sarà facile, in una contingenza politica e personale così sfavorevole, realizzare un progetto ambizioso di rifondazione del centrodestra italiano. Ma il Cavaliere ci ha abituato negli ultimi 20 anni ad inattese e impensabili rivincite.

Più difficile il percorso in prospettiva per Alfano e i suoi. Per ora certamente il vicepremier esce vincitore, se è vero che può contare a Palazzo Madama, dove si decidono le sorti della legislatura, su almeno 37 adesioni su 91 senatori del Pdl, mentre alla Camera sarebbero 23. Numeri che dovrebbero assicurare al governo a Palazzo Madama una maggioranza non larga ma certamente più coesa. E la scissione che si sta parallelamente consumando anche fra i centristi di Scelta Civica non dovrebbe avere conseguenze sull’esecutivo. I numeri indicano comunque una profonda differenza non solo numerica fra la scissione di Alfano e quella di Fini di 3 anni fa: il fondatore di Futuro e Libertà infatti si portò in dote a Palazzo Madama appena 10 senatori.

Il prospettiva, le scelte di Alfano non saranno facili. Probabilissima l’adesione della nuova formazione in un raggruppamento centrista con Mario Mauro e Pierferdinando Casini. L’obiettivo è quello di creare la sezione italiana del Partito popolare europeo. Ma non sarà facile trovare i voti. Un sistema proporzionale potrebbe aiutare, ma non è detto che la futura legge elettorale andrà in quella direzione. Una prima decisiva verifica ci sarà a breve con le elezioni europee, che si svolgono con un sistema elettorale di tipo proporzionale.

Da oggi comunque si apre un nuova pagina, non solo per il centrodestra ma per tutta la politica italiana. Una politica mai così frammentata e percorsa da un oscuro desiderio di autodistruzione.

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