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Lo scorso maggio il portavoce di Junker, Martin Selmayr, ha fatto un sogno: ha immaginato Donald Trump, Boris Johnson, Marine Le Pen e Beppe Grillo seduti intorno ad uno stesso tavolo al prossimo vertice G7, che riunisce le sette più grandi economie del pianeta.

Chi avrebbe detto che, sei mesi dopo, quel sogno, o, meglio quell’incubo, quello «scenario dell’orrore», come lo ha chiamato il portavoce del presidente della Commissione UE, si sarebbe realizzato per metà? Per la metà più rilevante, visto che in due fra i più importanti stati del mondo, gli USA e il Regno Unito, i populisti hanno avuto la meglio.

Il brutto sogno di Selmayr si realizzerà per intero? Certo, la vittoria di Trump e la Brexit, hanno «messo le ali al populismo», come ha sottolineato, a proposito del referendum inglese, il Nobel per l’economia Paul Krugman. Ma per poter davvero volare, il populismo ha bisogno ancora di consolidare le sue posizioni nella vecchia Europa. In particolare in quella  occidentale, visto che in quella orientale, nei quattro paesi del gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), i populisti, di destra e di sinistra, sono già da tempo al governo.

Ma la partita vera sarà nei paesi dell’ovest del Continente. Dove, in questo 2017, si terranno elezioni politiche decisive. Il 15 marzo si voterà in Olanda e il leader della destra xenofoba e populista Geert Wilders è dato in ascesa; poi, a maggio, sarà la volta della Francia, dove la Marine Le Pen dovrà vedersela con un osso duro come François Fillon, ex premier conservatore, candidato dei Repubblicani, e il doppio turno certo non favorisce il Fronte Nazionale.  Quindi, a settembre, lo scontro più importante: quello in Germania fra la Cancelliera uscente Angela Merkel e la nuova stella del populismo di destra, Frauke Petry, leader dell’AfD, Alternativa per la Germania. Ma anche qui, nonostante il previsto calo dei socialdemocratici, alleati della Merkel nella attuale grande coalizione, sarà molto difficile che l’AfD possa andare oltre un buon risultato elettorale e imporsi come forza di governo.

E l’Italia? Beppe Grillo dovrà darsi una calmata e aspettare che i tempi siano maturi per il voto, dopo la nuova riforma elettorale. L’agenda degli impegni internazionali e interni dell’Italia (fra vertici UE, celebrazioni a marzo dei Trattati di Roma, G7, elezioni in Germania, etc.) non sembra lasciare spazi ad un voto anticipato a breve. E poi, vincere le elezioni e dar vita ad un nuovo governo non è facile come lanciare proclami sul Sacro Blog. Nella realtà, una vittoria grillina non è affatto scontata, specie se ci sarà una nuova legge elettorale proporzionale.

Insomma, non è detto che l’incubo di Selmayr si materializzerà, nonostante molti prevedani il contrario. Tanto per cominciare, un altro tassello di un possibile «scenario dell’orrore» globale è venuto meno: in Austria ha vinto, lo scorso dicembre, il candidato dei Verdi Van Der Bellen su quello della destra populista Hofer.

Non bisogna mai dimenticare che il segreto di questi movimenti sta nel creare, attraverso l’uso massiccio e spregiudicato dei social, un’immagine illusoria della realtà, che spesso è molto lontana dalla vita reale.

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