L’equilibrio precario nel Pdl favorisce Letta

Certo l’annuncio di una nuova inchiesta su Ruby deve aver fatto su Berlusconi lo stesso effetto di un pungo di sale gettato su una ferita ancora aperta. E deve aver contribuito non poco a rendere ancora più cupo l’umore del Cav, che, a detta di chi lo ha incontrato recentemente, volge già decisamente al nero.

Questo inestricabile groviglio politico giudiziario è la storia italiana degli ultimi 20 anni, e lo sarà ancora per qualche tempo. E rimanda ancora una volta all’interrogativo di sempre: quali ripercussioni avranno le vicende giudiziarie del Cavaliere sulla vita politica del nostro paese?

Impossibile fornire una risposta prima che si siano chiariti alcuni elementi chiave. Ad esempio: ci sarà la decadenza di Berlusconi da senatore, e in che modo? il governo riuscirà ad incrociare un minimo di ripresa che possa agevolare la sua già complessa navigazione? Alfano avrà la forza di tener testa a Berlusconi e ai “falchi” del suo partito? E per quanto tempo, e a quale prezzo? e ancora,il Pd, in piena sindrome pre-primarie, continuerà a sostenere Letta una volta codificati i rapporti di forza interni?

E poi c’è il “domandone”, per ora senza risposta: cosa vuol fare veramente Berlusconi? Al momento nessuno lo sa, forse neanche lui stesso. Secondo quel che emerge dalle indiscrezioni che filtrano abbondanti da Palazzo Grazioli, il Cav è un superfalco quando parla con i falchi del partito, è una colomba quando parla con i “governativi”. Ascolta con attenzione Letta e Confalonieri, ma poi dà ragione alla Santanché e a Verdini. Qual è il vero Berlusconi, allora?

Probabilmente è tutti questi messi insieme, in attesa che uno di questi tanti profili prenda il sopravvento. E’ sempre andata così. Il fondatore del Pdl ascolta tutti, parla co tutti, dà un po’ di ragione a tutti, ma poi prende una strada e la percorre come un carro armato. Di solito ci indovina, ma l’ultima mossa, quella della sfiducia, gli è andata male. E non è stato un errore da poco. Per la prima volta è stato costretto a fare marcia indietro e a scendere a patti con la sua creatura, il segretario del partito che ha tirato fuori dal suo cilindro di prestigiatore, e che ora gli si rivolta contro.

Il colpo peggiore è stato però un altro: l’aver realizzato all’improvviso di non esser più il dominus assoluto del Pdl. Potrebbe riuscire nuovamente a diventarlo, decadenza o meno, solo se si tornasse a votare. Ma sa che il voto anticipato è un miraggio che il capo dello stato non gli concederà.

D’altra parte Alfano sta giocando tutte le sue carte. La sua forza è restare al governo, evitando le elezioni anticipate e cercando di tenere unite le sue truppe. Il voto lo annienterebbe: secondo i sondaggi della Ghisleri, il vicepremier “vale” elettoralmente fra il 3,5 e il 5,5% che potrebbe diventare il 10-12% con il simbolo del Pdl. Troppo poco. Per vincere ha bisogno di quella macchina acchiappavoti che è Berlusconi. Per questo gli sta costantemente attaccato alle costole, evitando di “regalarlo” ai lealisti.

Lo stallo del centrodestra è tutto qui. Nel braccio di ferro fra il Cav che vorrebbe andare al voto subito ma non ha la forza per imporlo, e Alfano che non vuole le elezioni, ma non ha la forza di rompere con Berlusconi.

Quando durerà questo equilibrio? Impossibile dirlo, dipende anche da come andranno le primarie del PD. Ma le dimissioni di Mario Monti da Presidente di Scelta Civica stanno lì ad indicare che qualcosa si muove al centro, e questi sussulti possono prefigurare nuovi scenari politici. Ma finché dura questo precario equilibrio, a trarne vantaggio sarà soprattutto il premier Letta.

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