Legge di stabilità sotto la lente dell’Europa

Come sempre accade anche questa volta la legge di stabilità ha fatto arrabbiare tutti,lasciando una scia di scontenti e molti interrogativi: in primis dove andare a reperire le risorse.

E comunque, come tute le leggi, è passibile di cambiamenti, di miglioramenti o forse anche di stravolgimenti nel corso del suo passaggio parlamentare. Il presidente del consiglio ha fatto riferimento al ruolo delle camere anche per investire e responsabilizzare le forze dell’eterogenea maggioranza che sostiene l’esecutivo.

Ora la Legge di stabilità attende di passare il suo esame più importante, quello dell’Europa. In realtà più che un esame, si tratta di un negoziato fra il governo italiano e la commissione; negoziato peraltro già avviato dal ministro Saccomanni. Ma in ogni caso l’ultima parola spetterà a Bruxelles che dovrà entro la metà di novembre dare la sua risposta a Roma, in tempo utile per consentire al parlamento italiano di approvarla entro la fine di dicembre, secondo lo scadenzario fissato dal cosiddetto “Two Pack” (per approfondire i regolamenti europei che rafforzano il Patto di Stabilità, clicca qui e qui).

Le prime reazioni di Bruxelles sono ovviamente importante alla prudenza. Un portavoce della commissione si è limitato ad osservare che la legge è arrivata negli uffici dell’esecutivo comunitario solo da poche ore, nella notte di martedi, e che prima di esprimere un giudizio compiuto bisognerà analizzarla nei dettagli. Quindi ci vorrà del tempo.

Ma si sa già che l’Europa ha rivolto all’Italia 6 precise raccomandazioni, nello stesso momento in cui a fine maggio di quest’anno, pose fine alla procedura di deficit eccessivo per il nostro paese. Queste regole riguardano il disavanzo pubblico ( che deve restare sotto il 3% nel 2013), le riforme strutturali, la maggiore efficienza del sistema bancario, il mercato del lavoro, la politica fiscale, i servizi. In particolare al punto 5 si raccomanda di «trasferire il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili e ambiente assicurando la neutralità di bilancio». Certo la cancellazione dell’IMU e il modesto intervento sul cuneo fiscale non vanno nella direzione indicata dall’UE:

Ma c’è anche da dire che la commissione non può entrare nel merito dei provvedimenti adottati dagli stati nazionali, ma può effettuare un verifica sui saldi e sulle coperture; quest’ultimo in particolare sembra essere uno dei punti più vulnerabili della Legge di Stabilità appena approvata. Potrà invece intervenire sui progetti sui quali applicare le clausole di flessibilità previste dalla cosiddetta “golden rule”, cioè lo scorporo delle spese produttive dal conteggio del deficit.

Ma su questo punto il sito Euractiv  segnala un piccolo giallo, non di poco conto in realtà. Secondo le stime della vigilia, la deroga ai vincoli europei per le infrastrutture italiane inserite nelle reti strategiche europee doveva valere almeno 7 miliardi. Ma nel testo varato dal governo non si fa riferimento ad alcuna forma di scomputo. Ed è sotto le previsioni anche il cofinanziamento (Italia – UE) dei fondi europei.

Come abbiamo visto, l’iter della Legge di Stabilità è appena cominciato, e ci sarà il tempo di chiarire le tante domande ancora senza risposta.

 

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