Le colombe del Pdl alla guerra dei nervi

Se anche le colombe dell Pdl, come Alfano e Schifani, annunciano la crisi, vuol dire che davvero si sta andando alla rottura? Le apparenze alle volte ingannano, ma, come insegna la vicenda siriana, quando si evoca la guerra, alla fine si corre il rischio di doverla fare, anche contro la propria volontà e la propria coscienza.

Così nel caso, fortunatamente meno drammatico, dei venti di crisi di casa nostra. Dovrebbe far riflettere il fatto che da una settimana, all’incirca dal famoso vertice di Arcore, gli annunci più bellicosi siano affidati agli esponenti più moderati del Pdl. Se anche Alfano e non solo la Santenché, parla di crisi imminente, vuol dire che la rottura ci sarà davvero. Questa è l’immagine che i Grande Comunicatore voleva che passasse sui media, e che effettivamente è passata. Ma, guardano queste ultime, bellicose dichiarazioni da un altro punto di vista, non si riesce a sfuggire all’impressione che siamo di fronte ad un’abile messinscena, una strategia mediatica finalizzata non tanto a condurre ad improbabili elezioni coronate da un’improbabile vittoria di Berlusconi, quanto ad esercitare un forte pressing sul Partito democratico da una parte e sul Colle dall’altra: non per scongiurare il voto della giunta e poi dell’assemblea sulla decadenza dell’ex premier, ma per allungare i tempi di quel voto.
Altro indizio che farebbe propendere per questa tesi della guerra dei nervi, è lo strano caso dell’intervento in tv del Cav. Qualcuno giura che sia stato già registrato, e che contenga un durissimo attacco ai giudici (che novità!) e al governo di larghe intese.
Ma non è stato diffuso nei giorni scorsi. Forse lo sarà domenica, o lunedì o la settimana prossima, o forse mai. Perché è perlomeno curioso che un comunicatore abilissimo (questo gli va concesso, al di là della valutazione che ciascuno è libero di dare sul personaggio) registri e mandi in onda un videomessaggio che non tenga conto degli sviluppi di una situazione politica fluida e soggetta a grandi ed improvvisi cambiamenti, anche all’ultimo minuto.
Berlusconi certamente è infuriato perché si sente perseguitato dai giudici. Ma è improbabile che si trasformi un un moderno Sansone, pronto a distruggere il tempio insieme ai filistei. Nei 20 anni di attività politica non si è mai fatto governare dai sentimenti, ma solo dagli interessi personali e politici. E lo farà, probabilmente anche in questa occasione. Per gli interessi del paese c’è sempre tempo. O forse il tempo sta per scadere.

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