Lampedusa, spenti i riflettori ci si dimentica dei vivi e dei morti

E’ triste dover riconoscere ogni volta che l’Italia non cambia mai, che la pietà “ufficiale” per le vittime di Lampedusa è svanita non appena si sono spenti i riflettori sugli sbarchi, che gli impegni e le promesse di tanti politici hanno avuto vita effimera, cadendo nel dimenticatoio nel momento stesso in cui il tema immigrazione è scomparso dalle prime pagine dei giornali

Così è stato anche per le vittime dell’ultima tragedia dell’immigrazione. Dei funerali di stato promessi, neanche l’ombra. Non che fosse necessario farli, o che qualcuno li avesse sollecitati. Ma allora, perché proporli, per poi dimenticarsene dopo appena 10 giorni?

Anzi, alla fine non c’è stato neanche uno straccio di semplice cerimonia funebre, come si usa fare dai primordi della civiltà umana e a tutte le latitudini nei confronti di chi se ne va per non tornare più. 85 dei morti in mare davanti alle coste di Lampedusa, in gran parte donne e bambini, sono stati sepolti nel silenzio e nell’indifferenza in un cimitero vicino Agrigento. Le loro bare trasportate su dei camion, scaricate quasi di nascosto domenica scorsa e poste in tombe senza nome, marcate solo con dei numeri, come se si trattasse di oggetti e non di persone. E una sorte analoga è toccata alle altre 200 vittime sepolte con discrezione in altri cimiteri siciliani.

Non un solo esponente del governo, del parlamento, delle autorità regionali, che neanche 15 giorni fa versavano lacrime mediatiche giurando solennemente davanti a microfoni, taccuini e telecamere che queste tragedie non accadranno mai più. Soltanto il vicario dell’Arcidiocesi di Agrigento e il sindaco hanno sentito il dovere cristiano ed umano di andare a depositare una corona di fiori e dire una preghiera per questi morti, come riferisce il sito del Corriere della Sera che ha denunciato la vicenda.

Una notizia lascia l’amaro in bocca, ma che non stupisce: era ampiamente prevedibile che, finita la passerella mediatica sull’isola di Lampedusa, sarebbe inesorabilmente calato l’oblio sui morti. Ma anche sui vivi.

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