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In queste ore convulse nelle quali tutti parlano di tutto e nessuno dice niente, la riflessione più seria l’ha fatta Romano Prodi: «E’ una gabbia di matti». L’ex premier si riferiva alla vicenda Corriere-Friedman- Napolitano, ma l’osservazione può riferisti tranquillamente anche all’altro tormentone della settimana, la possibile staffetta a Palazzo Chigi.

Se qualcuno volesse divertirsi a fare il film della giornata politica, rimarrebbe per lo meno sconcertato. Una renziana di ferro come Maria Elena Boschi esclude avvicendamenti senza voti, ma poi aggiunge: ne parleremo giovedì. Il segretario sembra pronto a rottamare Letta, ma per il momento lascia coperte le sue carte: «il governo ha la batteria scarica, dobbiamo decidere se va ricaricata o cambiata». Quindi, ancora tutto è possibile. La massa delle sue truppe è schieratissima per favorire l’ascesa del leader a Palazzo Chigi: ma il trappolone può essere dietro l’angolo, ed è lo stesso Renzi s far mostra di cautela.

Letta nel frattempo è impegnato a circondare Palazzo Chigi con dei sacchetti di sabbia, e non ha alcuna voglia di sloggiare. Anzi rilancia, affermando che l’accordo di maggioranza è pronto e si può anche chiudere un poche ore.

I duellanti si sono recati al soglio quirinalizio, per consultazioni informali. C’è solo da auspicare che Grillo non accusi il Capo per essersi occupato, in queste cruciali, della sopravvivenza del governo. Ad aumentare la confusione ci pensa Eugenio Scalfari con il suo “scoop”: rivela di aver parlato in mattinata con il Presidente della Repubblica, il quale gli ha disvelato la sua strategia. Napolitano infatti avrebbe detto a Renzi, secondo la ricostruzione di Scalfari: «Prendo attenta nota dei tuoi desiderata, poi consulterò le altre parti e prenderò la decisione più opportuna al Paese». Insomma nulla, aria fritta, o poco meno.

Come sempre avviene nelle guerre fra i democratici, la confusione è massima, ed il rischio dell’autolesionismo è altissimo.

Quel che appare certo è che Napolitano sta svolgendo un paziente lavoro di chiarimento e probabilmente di mediazione, animato, come sempre dall’obiettivo di evitare pericolosi scossoni al sistema-Paese. Si sa che il Quirinale, pur non escludendo alcuna soluzione se non quella delle elezioni anticipate, sarebbe favorevole alla prosecuzione dell’esperienza del governo Letta; e il titolo dell’ Hufflington Post, “Napolitano ritira il padrinato a Letta“, è nelle migliore delle ipotesi sbagliato e offensivo, nella peggiore volutamente partigiano.

Il Capo dello Stato, a questo punto, ha di fronte a sé un bivio: favorire un rilancio programmatico e politico del governo Letta, che durerebbe fino al 2015, oppure conferire un nuovo incarico a Renzi per un governo che avrebbe un orizzonte di legislatura, quindi fino al 2018. La scelta in realtà dipende la PD più che dal Colle. Ma a nessun Presidente della Repubblica, e tantomeno a Napolitano, c’è da augurare di restare per altri 4 anni in questa “gabbia di matti”.

 

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