La rincorsa populista sulle “riforme”

E ora? Dopo un referendum vinto con relativa facilità, anche grazie all’inganno dell’election day che ha portato alle urne molti cittadini interessati più alle amministrative che al questito sulla ridizione del numero dei parlamentari, i 5 stelle già pensano alle prossime “riforme”. Che si muovono nella stessa direzione populista del quesito referendario: quella cioè di sfegiare il parlamento e in generale la democrazia rappresentativa, nella quale l'”Elevato”, Beppe Grillo, ha detto chiaro e tondo di non credere. Meglio il sorteggio, ha aggiunto.

Non stava scherzando. La sua idea è davvero quella di portar in parlamento semplici cittadini eletti a sorte. Non si pensi che si tratti di una novità. Ne ha parlato nel Contratto Sociale (1762), Jean-Jacques Rousseau, che nella democrazia per delega non ha mai creduto. Ma lo stesso filosofo, nello stesso libro, mostra con chiarezza di non credere nella possibilità di dar vita ad una simile forma di democrazia, se non nei paesi di molto piccole dimensioni, come era (ed è) appunto, la sua Svizzera.

Più recentemente, da una trentina d’anni, si è aperto un gran dibattito, soprattutto in Francia, America e Gran Bretagna, sulla democrazia cosiddetta partecipativa, fondata su sistema del sorteggio, in sostituzione di quello delle elezioni (ne parla un libro di Van Reybrouck, Contro le elezioni , del 2013) giudicato poco democratico. La critica alla democrazia rapprsentativa ha motivazioni assai rilevanti e profonde (si veda ad esempio l’eccellente analisi di Bernard Manin sui Principi del governo rappresentativo). E la crisi della democrazia liberale fondata sul principio della rappresentanza parlamentare è un dato di fatto, che accomuna tutte le democrazie occidentali.

Ma è un fatto anche che in nessun paese di grandi o medie dimensioni si sia mai potuto instaurare un parlamento o un governo il cui personale politico fosse selezionato con il sistema del sorteggio. Mentre le democrazia liberale-rappresentativa, pur con i limiti di quell’artificio che è la delega parlamentare, nel bene e nel male resta la sola forma di democrazia oggi conosciuta e attuata.

Ma oltre al sorteggio, la prossima frontiera di un movimento destinato all’autodissoluzione, potrebbe avere in serbo altre sorprese. Non tanto la già troppe volte annunicata e mai realizzata riduzione dello stipendio dei parlamentari, né la sfiducia costruttiva o la legge elettorale che possa rimediare al pastrocchio creato dal referendu.

No. La prossima partità sarà l’introduzione del vincolo di mandato che trasformerà i parlamentari in marionette nelle mani dei capi partito. Sarebbe l’ultimo sfregio ad un parlamento già in forte sofferenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *