SHARE

Malala Yousafzai, la sedicenne pakistana diventata simbolo vivente della lotta contro i talebani, ha ricevuto a Strasburgo il premio Sakharov 2013, un riconoscimento che ogni anno il Parlamento europeo assegna a persone che hanno dedicato la loro vita alla difesa della libertà di pensiero. E forse mai come in questa occasione il premio è stato meritato.
Questa “ragazza eroica”, come l’ha giustamente definita il presidente dell’Europarlamento Martin Schultz nella sua presentazione, ad appena 16 anni ha le idee chiare e la forza di volontà di una donna cresciuta troppo in fretta. A soli 13 anni, attraverso il suo blog sul sito della BBC, aveva iniziato la sua battaglia per il diritto allo studio delle donne nel suo paese. Una richiesta che provocò la violenta reazione degli studenti coranici. In un crescendo di minacce da parte dei talebani venne gravemente ferita alla testa da un gruppo di uomini armati che salirono sullo Scuolabus sul quale si trovava; ma riuscì a sopravvivere e venne curata a Londra. Da allora è diventata il simbolo vivente di una speranza di riscatto per tutte le donne costrette a vivere in una condizione di inferiorità e di esclusione sociale.

Dopo innumerevoli riconoscimenti internazionali, il Parlamento europeo, con una solenne cerimonia, le ha dunque conferito il premio Sakharov. Malala nel suo breve discorso in inglese, seguito in diretta dal padre che l’ha sempre accompagnata e difesa, ha dato prova di una grande determinazione unita a una innata capacità di comunicazione. Una padronanza mediatica che per qualche aspetto strideva con la fragilità della sua esile figura adolescenziale.

Lei si è rivolta ai presenti chiamandoli “cari fratelli e sorelle”. Ha detto che oggi nel suo paese si vive nel «terrore del terrorismo, ma c’è anche una grande speranza». Una speranza alimentata dall’unità e dalla solidarietà che incontra il messaggio che lei cerca di diffondere. Ed è un messaggio in fondo semplice, ma nello stesso tempo grandioso: «dobbiamo aiutare 57 milioni di bambini che attendono da noi non un Iphone o una playstation, ma un libro e una penna». Perché, ha aggiunto, «una vera super-potenza non è il paese che possiede tante armi, ma che è abitato da persone educate ed istruite. Se lasciamo milioni di persone indietro, ai margini della società, non andremo mai da nessuna parte.»

Una grande battaglia che ci ricorda come la libertà di pensiero e l’alfabetizzazione non siano meno importanti della lotta contro la fame e la povertà. Anzi, sono due facce della stessa medaglia.

Auguri Malala!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here