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Con la definitiva approvazione dell’Italicum, continua l’illusione, tutta italiana, di cambiare la politica cambiando la legge elettorale. La buona politica non si fa con una buona legge elettorale, e tanto meno con una cattiva.

La dimostrazione sta nella storia della nostra Repubblica. Dalla Costituente in avanti abbiamo varato 5 riforme elettorali (proporzionale puro, “legge truffa”, Mattarellum, Porcellum, ed ora l’Italicum) senza che, per questo, sia miglioratala selezione della classe politica. Anzi, negli ultimi 20 anni è decisamente peggiorata. Come è peggiorata, di conseguenza, anche la qualità dell’azione politica. Invece di porre rimedio a questo decadimento della politica, i successivi interventi sui sistemi di voto nazionali e locali, hanno finito solo per determinare un pericoloso vulnus: la rottura del delicato e prezioso equilibrio, che pure esisteva nella prima fase della nostra storia repubblicana, fra il momento della rappresentanza e quello della governabilità. Un equilibrio essenziale se si vuole evitare che una democrazia si trasformi in una dittatura della maggioranza, o, al contrario, dia luogo alla paralisi dell’esecutivo.

Il Mattarellum, e soprattutto  la pessima e incostituzionale riforma di Calderoli hanno spostato questo punto di equilibrio sul versante del governo, provocando un processo di progressivo svuotamento del ruolo del parlamento, fino a giungere alla tentazione -estrema, ma non illogica, viste le premesse – di trasformare una delle due Camere  in un Rotary Club per amministratori locali. L’Italicum si muove sulla stessa linea, sostanzialmente iper-maggioritaria, del Porcellum e punta con decisione ad un rafforzamento dell’esecutivo.

Neanche la legge voluta da Renzi riuscirà a migliorare la politica, se non sarà la politica a migliorare sé stessa. Introducendo ad esempio il lodevole istituto delle dimissioni per il leader che fallisce il suo obiettivo, come avviene negli altri paesi ed è avvenuto recentemente nel Regno Unito. E se i criteri della scelta dei candidati non privilegeranno la capacità rispetto alla fedeltà. Certo, con le liste semi-bloccate previste dalla nuova norma non sarà facile. Ma i leader che scelgono i candidati – e che, poi, lo facevano anche nella I Repubblica, nonostante il forse troppo esaltato meccanismo delle preferenze – dovrebbero capire che è preferibile avere dietro di sé un esercito di uomini liberi e pensanti che non un branco di pecore, disposte a seguire il fischio del pastore. La politica, oggi, però sembra andare in un’altra direzione. E allora aspettiamoci presto una nuova riforma della riforma elettorale.

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