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Le elezioni tedesche sono state una grande lezione per l’Italia e forse anche per molti altri paesi ed hanno (fra le tante altre cose) dimostrato che democrazia, rappresentanza politica ed efficienza dell’azione di governo non sono direttamente legate alla legge elettorale. E che il sistema di voto proporzionale non è sinonimo di frammentazione e di ingovernabilità. La legge elettorale infatti non può da sola assicurare la stabilità di un paese: può però determinarne l’instabilità, e il Porcellum in Italia sta assolvendo benissimo questo compito. Secondo la vulgata maggiormente in voga nel nostro paese, la riforma del sistema elettorale del 1993 il cosiddetto Mattarellum, succeduto al precedente sistema proporzionale, introducendo un meccanismo di voto largamente maggioritario avrebbe avviato un irreversibile e positivo processo di i bipolarizzazione nel sistema politico del nostro paese. Questo era nelle intenzioni dei referendari del ’92, ma poi qualcosa non ha funzionato. Quella che è scaturita dal Mattarellum, e’ stata una parodia del bipolarismo, una sua imperfetta versione all’italiana. Da allora infatti abbiamo assistito alla nascita di coalizioni rissose, frammentate e incapaci di governare. Coalizioni nelle quali a far la voce grossa alla fine non sono stati i partiti maggiori, ma quelli più piccoli ed estremisti che hanno esercitato un costante potere di veto e di ricatto sui partner di governo più importanti, introducendo peraltro elementi fortemente distorsivi nel sistema e nel linguaggio stesso della politica.

Tutto il contrario del bipolarismo vero, che invece è stabilita’ e garanzia di governi forti e capaci di durare per l’intera legislatura. Così accade ad esempio nel Regno Unito o in Francia, dove esistono sistemi elettorali maggioritari. Ma accade alla fine anche in Germania, dove vige un sistema proporzionale puro e dove le Grandi Coalizioni non sono percepite dall’opinione pubblica come una sciagura nazionale, ma come un’opportunità per fare le cose che servono al paese. Continuando a ragionare con l’ottica sbagliata secondo cui la legge elettorale determina la stabilità o l’instabilità di un sistema politico, all’inizio del nuovo millennio qualcuno teorizzò che all’origine dei problemi italiani ci fosse la quota proporzionale del Mattarellum. E fu indetto un referendum per abolirla. Quella consultazione fortunatamente falli’. Qualche anno dopo però arrivò Calderoli che generò la mostruosa creatura che porta il suo nome.

Se fosse vero che il maggioritario crea stabilità , l’Italia dovrebbe essere il paese più stabile del mondo, dal momento che nessun sistema elettorale dell’Occident il Porcellum e’ in grado di fabbricare fortissime maggioranze parlamentari in un ramo del parlamento, magari determinando maggioranze di diverso segno nell’altra Camera. Berlusconi nel 2006 ottenne una maggioranza mai vista alla Camera e più ridotta ma pur sempre consistente anche al Senato. E abbiamo visto com’è andata a finire.

Allora le cause dell’instabilità italiana vanno cercate altrove, non solo e non tanto nella legge elettorale ma sopratutto nei comportamenti dei partiti e dei singoli esponenti politici, nell’assenza di una concezione matura della politica e dello Stato come bene comune da tutelare in via prioritaria, al di la’ degli interessi particolari. Insomma, nella cultura politica non solo della classe dirigente, ma anche del cittadino elettore del quale la classe dirigente è espressione diretta.

Senza una “rivoluzione culturale” della politica, un cambio di prospettiva che metta al primo posto l’interesse collettivo, probabilmente nessuna riforma, elettorale o istituzionale, produrrà effetti positivi.  E si continuerà a guardare alle elezioni tedesche quasi fossero un “fenomeno paranormale”, come ha efficacemente scritto Massimo Gramellini su La Stampa, in quello che probabilmente è l’articolo “definitivo” sul voto in Germania osservato dall’Italia.

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