Il timore di Monti: un nuovo centro potrebbe rimette in pista Berlusconi

Sarebbe un errore derubricare le dimissioni di Mario Monti dalla presidenza di Scelta Civica al rango di un gesto impulsivo e stizzoso, dettato dall’impazienza di un accademico poco incline a tollerare critiche e contestazioni. La lettera con la quale ha annunciato di voler lasciare la guida del partito che egli solo pochi mesi fa aveva faticosamente creato, è un concentrato di messaggi e indicazioni politiche dalle quali emerge con chiarezza che ancora una volta lo scenario politico è in pieno movimento.

E’ fin troppo evidente che le diverse opinioni fra Monti e i montiani da un lato e il gruppo degli 11 senatori “ribelli” dall’altro sulla Legga di Stabilità appena varata, è solo il casus belli e non il vero oggetto del contendere: che è invece il “12° uomo”, il ministro Mario Mauro. A lui il Professore riserva gli strali più velenosi: in questi giorni, scrive, il senatore Mauro «è venuto preconizzando…il superamento di Scelta Civica in un soggetto politico dai contorni indefiniti ma, a quanto è dato capire, aperto anche a forze caratterizzate da valori, visioni e prassi di governo inconciliabili con i valori, la visione e lo stile di governo per i quali Scelta Civica è nata».

Più chiaro di così non poteva essere. A Monti non è andato giù quel pranzo del 16 ottobre fra Mauro e Berlusconi, e non è andato giù sopratutto il “movimentismo” del ministro della difesa, che il Professore vedeva operare ormai in piena autonomia, attratto irresistibilmente nell’orbita di Casini e dei “governativi” del Pdl.

Un’attrazione fatale, una sorta di richiamo della foresta. Ma per fare cosa? Per il momento solo per lavorare ad un cantiere neo-centrista, moderato e fortemente conservatore, interfaccia italiano del Partito Popolare Europeo. E’ un vecchio pallino di Mauro dai tempi in cui era capogruppo dei deputati azzurri all’europarlamento. Oggi quell’obiettivo è più a portata di mano. Casini lo persegue da quando di fatto ruppe con Monti già in piena campagna elettorale. E in più, questa è la novità, sembra esserci una solida sponda anche all’interno del Pdl, con Alfano e i suoi.

E chissà che quel passaggio nel quale il Professore rileva l’esistenza di un “quid specifico” che lega Mauro agli 11 ribelli casiniani, non sia anche un perfido e indiretto riferimento ad Alfano, a quel “quid” che Berlusconi gli aveva imputato di non possedere.

Insomma, nonostante le immediate smentite del ministro della difesa, Monti ha sentito puzza di bruciato, ha intravisto (o forse semplicemente visto) un asse Casini-Mauro-Alfano, che alla fine inevitabilmente finirebbe per tirarsi dietro anche Berlusconi, rimettendolo a pieno titolo nel gioco della politica. Perché un’ipotesi neo-centrista allargata a una parte del Pdl, senza i voti del Cavaliere non andrebbe oltre un misero 10 per cento, secondo alcuni recenti sondaggi. Abbastanza per assicurare qualche seggio nel prossimo parlamento, certo non abbastanza per fare il PPE italiano.

Per capire se e quanto i timori montiani sono fondati, forse non sarà necessario attendere molto. Il prossimo voto in aula sulla decadenza di Berlusconi, se sarà un voto segreto, potrebbe riservare qualche sorpresa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *