Il sistema di voto per le europee 2014, istruzioni per l’uso

E’ abbastanza singolare che la politica italiana si accapigli sulle future elezioni legislative, che con molta probabilità non si terranno prima dei prossimi 18 mesi, e nessuno si preoccupi delle elezioni europee che invece sono alle porte, già fissate per il 25 maggio. Non che siano la stessa cosa. Politicamente le legislative “pesano” di più delle europee, e tutti i partiti perciò comprensibilmente si concentrano sulle prime.

Ma, oltre al fatto che le europee sono comunque un decisivo test di politica interna, questa volta le consultazioni nei 28 paesi rappresentano per loro stesse un appuntamento decisivo, come abbiamo sottolineato in un altro post, Elezioni europee, istruzioni per l’uso. Infatti, grazie al Trattato di Lisbona, l’assemblea di Strasburgo a partire dalla prossima legislatura avrà più poteri e i cittadini potranno avere più voce nelle scelte dell’Unione.  Per un aggiornamento e una più ampia sistematizzazione di tutte le notizie relative alle elezioni europee e al sistema elettorale in vigore, consulta anche il nostro Vademecum di recente pubblicazione, e il nuovo post Chi sale e chi scende in Europa dopo il voto. L’Italia ferma al palo? sugli scenari dopo-voto.

Cerchiamo quindi di esaminare più da vicino il complesso meccanismo elettorale delle europee, rinviando per approfondimenti di natura tecnico-giuridica ad un ottimo lavoro di sintesi, in italiano, svolto dal Parlamento Europeo.

Cominciamo col dire che le elezioni europee sono costituite da un doppio livello normativo. Quello comune a tutti i paesi membri e quello nazionale, specifico per ciascuno stato.

Regole comuni

Ci sono poche ma fondamentali norme dettate dai Trattati e che valgono per tutti gli stati.

1) Il voto si svolge con il suffragio universale diretto

2) Ogni cittadino dell’Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede. Norma integrata, come scriviamo più avanti un recente decreto legislativo del governo Letta.

3) Il sistema elettorale deve essere di tipo proporzionale

4) Vengono stabilite una serie di incompatibilità per il deputato europeo, che non può contemporaneamente ricoprire altri ruoli, come quello di parlamentare nazionale, o di componente del governo di uno stato membro ovvero di altre istituzioni comunitarie.

Regole nazionali per l’Italia

Il nostro paese ha diritto ad eleggere 73 europarlamentari (sono 72 nella legislatura che sta per terminare) su un totale di 751.

Sistema elettorale

Il riparto dei seggi avviene con il metodo proporzionale in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista, su un collegio unico nazionale e con il principio dei quozienti interi e dei resti più elevati. Una legge del 2009 stabilisce una soglia di sbarramento del 4%, con lo scopo di evitare un’eccessiva frammentazione del risultato elettorale. La soglia massima consentita dalla normativa comunitaria è del 5%. E’ previsto il voto di preferenza con modalità diverse nelle 5 circoscrizioni nazionali.

Circoscrizioni elettorali

La maggior parte degli stati membri costituisce un unico collegio elettorale. Tuttavia l’Italia, insieme a Francia, Regno Unito e Irlanda, ha suddiviso il proprio territorio nazionale in circoscrizioni regionali. Nel nostro Paese sono cinque: 1) ‘Italia nord-occidentale’ comprendente Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria e Lombardia; 2) ‘Italia nord-orientale’ è composta da Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna; 3) ”Italia centrale, con Lazio, Umbria, Marche e Toscana. 4) ”Italia meridionale, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. 5) ”Italia insulare composta da Sardegna e Sicilia. Questa suddivisione è stata ripetutamente contestata perché le macroregioni che vengono in tal modo disegnate non hanno spesso alcuna omogeneità, ad esempio nel caso delle Isole. Ma una loro ridefinizione, nei pochi mesi che ci separano dal voto, appare assai problematica. Per le europee sono ammesse le preferenze.

Elettorato attivo e passivo

Per poter votare è necessario aver compiuto il 18esimo anno di età. 25 anni è invece l’età minima per poter essere eletti. Recentemente, l’8 gennaio 2014, le commissioni affari costituzionali di camera e senato hanno dato parere positivo sul decreto legislativo del governo, il 49/2013, che adegua la normativa italiana alle nuove regole per la candidatura all’Europarlamento. La norma riguarda la facoltà di un cittadino europeo di candidarsi in un paese diverso da quello di origine, semplicemente presentando una domanda. Saranno gli organi competenti dei due paesi interessati, quello di origine e quello di residenza, a farsi carico di accertare che l’aspirante candidato abbia i requisiti necessari, non sia ad esempio decaduto nel proprio paese di origine dal diritto di elettorato passivo. Un modo per snellire le procedure ed evitare defatiganti calvari burocratici.

Per conoscere quanti voti in linea di massima occorrono per essere eletti all’europarlamento, e studiare le norme italiane per l’attribuzione dei seggi spettanti al nostro paese, leggi il nostro articolo.

Indicazione candidato alla presidenza della commissione

E’ la vera novità di questa tornata di elezioni europee, tema del quale ci siamo a più riprese occupati su questo sito (leggi qui, qui e qui) . Per la prima volta, dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona, il presidente della commissione europea verrà indicato dal nuovo parlamento europeo sulla base dei risultati elettorali ottenuti: quindi il Consiglio europeo, cioè i capi di stato e di governo, nello scegliere il nome del futuro presidente dell’esecutivo comunitario, dovranno obbligatoriamente tenere conto delle indicazioni dell’europarlamento e del risultato elettorale.

La commissione UE uscente con una raccomandazione del 12 marzo 2013 e la commissione Affari costituzionali dell’europarlamento il 28 maggio 2013, nonché l’Aula di Strasburgo con una risoluzione del 4 luglio dello scorso anno, hanno chiesto che i partiti politici nazionali possano indicare sulla scheda elettorale a quali formazioni europee sono affiliati e sopratutto possano specificare quale sia il loro candidato alla presidenza della commissione. Nonostante le sollecitazioni del parlamento italiano al governo, finora nulla si è mosso in questa direzione, e anche gli altri stati membri sono in grave ritardo. Intanto però tutti i partiti politici europei si stanno preparando per scegliere i loro candidati. E qualcuno, come il PSE, l’ha già fatto.

Obiettivo della raccomandazione dell’esecutivo comunitario e dell’europarlamento è consentire ai cittadini di contare di più nelle istituzioni europee, attraverso una sorta di elezione diretta del presidente della commissione.

Si può essere più o meno d’accordo su questa impostazione. Secondo alcuni, infatti, c’è il rischio di una politicizzazione dell’esecutivo europeo, mentre secondo altri (la grande maggioranza) è un’opportunità da cogliere per dare più voce ai cittadini. In Europa c’è stato nei mesi scorsi un ampio dibattito su questa materia, un dibattito che ha appena sfiorato l’Italia. Quello che non si dovrebbe fare è ignorare l’argomento, far finta di niente. Ed è proprio quel che si sta facendo.

Per chi volesse avere uno sguardo di insieme sulla distribuzione dei seggi a Strasburgo nella attuale legislatura e in quella futura, la Tv del parlamento europeo, europarl.TV, ha messo in rete un video, in inglese, con sottotitoli in italiano. Come potrete vedere, la questione è piuttosto complessa!

 

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