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Il documento sulla riforma dell’Eurozona che Wolfgang Schäuble ha presentato come suo testamento spirituale, prima di lasciare il suo storico incarico  di Ministro delle Finanze di Berlino per assumere il nuovo ruolo di Presidente del Bundestag, la Camera Bassa tedesca, ha due possibili chiavi di lettura: è l’indicazione di un percorso, concordato con la Merkel e con i i suoi possibili alleati liberali per rafforzare la presa tedesca sulla zona della moneta unica, ovvero è il suo contrario, cioè un ostacolo frapposto dall’amico-rivale sul cammino dell'”Alleanza Giamaica”  che la Cancelliera sta faticosamente tentando di costruire con liberali e verdi.

In ogni caso, questo documento non è la parola definitiva sulla riforma dell’eurozona, perché la formulazione di una proposta finale, spetterà, come sempre è avvenuto negli ultimi 15 anni, ad Angela Merkel, una donna che nell’arte della mediazione non teme rivali. E questa potrebbe essere una buona notizia.

Intanto vediamo a grandi linee in cosa consiste la proposta. L’idea di fondo di Schäuble è quella di trasformare il Fondo Europeo salva-Stati, ESM, European Stability Mechanism,– sul quale la Germania e, in misura minore la Francia, esercitano statutariamente il controllo – in un’entità tecnico-politica in grado di tenere sotto strettissima osservazione i bilanci dei singoli stati membri, in particolare quelli “indisciplinati” e spendaccioni, spregiativamente definiti “Club Med”.

Quelli che non rispettano le rigide regole del pareggio di bilancio e soprattutto quelli che dovessero richiedere il sostegno finanziario del Fondo ESM, non andranno incontro a pesanti sanzioni -come avviene oggi -, ma semplicemente verranno esposti alla furia dei mercati finanziari, dopo essere stati “marchiati” come Paesi insolventi, dai quali gli investitori internazionali vengono invitati a tenersi alla larga.

Sarebbero dunque i mercati a sanzionare chi sgarra e non la Commissione europea o il Consiglio, soggetti, nella visione tecnocratica di Schäuble, a troppe mediazioni politiche. Il default sarebbe, in definitiva, la punizione per chi contravviene alle regole e non realizza le “riforme” (i sacrifici) necessarie per porvi rimedio.

Evidentemente, la crisi del debito del 2011-2012, tragica conseguenza del patto di Deauville, non ha insegnato nulla. Anzi, la Germania tende a ricadere sempre negli stessi errori. Che consistono nel privilegiare gli interessi finanziari e politici tedeschi tedeschi, componendoli con una visione ordoliberista, così radicata in Germania.

L’ESM cui pensa Wolfgang Schäuble somiglia molto a quello delineato da un altro campione del rigorismo tedesco: il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e ha una stretta parentela anche con le posizioni del FDP, il partito liberale di Christian Lindner, uno dei più accesi sostenitori della Grexit.

La trasformazione del ESM in un moderno ed onnipotente Leviatano, apparentemente tecnocratico, in realtà governato dagli interessi politico-finanziari di un solo paese, non è una buona notizia per l’Europa. L’obiettivo, non dichiarato, ma evidente, è lo stesso che Schäuble persegue da 25 anni: la creazione di una KernelEuropa, un nocciolo duro dell’Europa limitata ai paesi del nord e alla Francia. E quest’obiettivo oggi può essere raggiunto solo obbligando i paesi che non ce la fanno, ad abbandonare la barca della moneta unica.

I confini meridionali della nuova Europa “tedesca” sarebbero, alla fine, gli stessi dell’Impero Carolingio creato da Carlo Magno 12 secoli fa. Ma è davvero questa l’Europa che vogliamo?

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