Grandi manovre al centro, ma non rinasce la Dc, semmai la Casa delle Libertà

Le grandi manovre in corso al centro, evidenziate drammaticamente dalle dimissioni di Monti, non segnano la nascita di una nuova Democrazia Cristiana, ma semmai solo il tentativo di riesumare la Casa delle Libertà, il contenitore elettorale formato da Berlusconi nel 2000 per tenere insieme Forza Italia, i centristi di Casini, la Lega e la destra. Non è quindi un ritorno al trapassato remoto della Dc, come qualcuno pensa e scrive (ad esempio la Repubblica) ma solo ad un passato remoto che sembrava ormai lontano.

E’ vero che i protagonisti della nuova avventura che agita in questi giorni il mondo politico, Casini, Alfano, Mario Mauro, sono tutti di provenienza democristiana; della vera Dc, quella finita di fatto nel ’93 con l’avvento della “nuova era” del bipolarismo all’italiana. Ma nessuno di questi pensa seriamente e realisticamente che si possa ridar vita ad una nuova Democrazia Cristiana, avendo essi già da tempo maturato la convinzione che quell’esperienza, per quanto gloriosa, è oggi irripetibile.

Il progetto è più pragmatico e meno ambizioso, e si gioca tutto nell’area del centrodestra. Il tentativo è quello di prendere di fatto il controllo del Pdl, cosa in parte già avvenuta, spostando verso il centro, con il ritorno di Casini e di Mauro, (quindi dell’area non-montiana dell’ormai ex Scelta Civica), l’asse del PDL, oggi troppo squilibrato verso i cosiddetti lealisti. Nelle intenzioni dei centristi, Berlusconi ha un ruolo decisivo, visto che è il solo in grado di prendere voti, ma nello stesso tempo marginale. Il cavaliere dovrebbe insomma diventare nel tempo una sorta di “padre nobile” del movimento, ingabbiato in un ruolo di facciata, ma sostanzialmente privo di poteri decisionali.

Si realizzerebbe così, con la necessaria gradualità, il sogno di sempre di Casini: quello di conquistare l’eredità politica ed elettorale di Silvio Berlusconi.

E’ un progetto realistico? E’ un progetto che si fonda su una duplice scommessa: una riforma elettorale più marcatamente proporzionalista, e il progressivo indebolimento del Cavaliere, un po’ per la possibile (ma a questo punto incerta) decadenza da senatore, un po’ per l’interdizione per due anni dai pubblici uffici, secondo quanto deciso proprio oggi dalla Corte d’appello di Milano.

Ma è realistico immaginare un Berlusconi imbrigliato nel ruolo di soprammobile? Chi lo conosce sa bene che è del tutto irrealistico. E sa che alla fine sarà lui a decidere per tutti e su tutti, facendo pesare fino in fondo i voti che ha. E sa anche che un progetto neo-centrista sarebbe la negazione della storia politica del Cavaliere. E che quindi, finché c’è lui in gioco, non si farà.

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