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Il tentativo della presidente del Senato, Alberti Casellati, di «esplorare» le condizioni di una possibile intesa fra centrodestra e Movimento 5 stelle è servito a chiarire in maniera definitiva un aspetto fondamentale: non esistono le condizioni politiche per da vita ad un governo fra M5s e l’intera coalizione di centrodestra. Il veto posto da Di Maio su Berlusconi (e su Fratelli d’Italia) ha reso non percorribile questa strada. E d’altra parte la proposta di un appoggio esterno di FI ad un governo Di Maio – Salvini non è molto più di una boutade, visto che Lega e M5s da soli hanno già la maggioranza alla Camera e al Senato, e di conseguenza il peso dei voti berlusconiani sarebbe del tutto irrilevante.

Nel tormentone del confuso dibattito per la formazione del nuovo governo è questo, al momento, il solo, vero punto fermo, in attesa delle ulteriori determinazioni del presidente Mattarella.

E il successivo intervento dell'”esploratore” Fico, presidente pentastellato della Camera, ha alimentato l’illusione di una possibile intesa di governo fra il Movimento fondato da Grillo e i 5 stelle. L’esito più probabile della trattativa tra i due partiti è la possibile spaccatura nel PD fra l’ala dei “governisti” e quella dei renziani, che fin dall’inizio hanno detto di no a qualsiasi accordo con i populisti. e la disarticolazione del centrodestra. Questo, alla fine, è il vero obiettivo della politica dei “due forni” perseguita da Di Maio.

Al momento, la situazione è bloccata da una serie di veti incrociati e di doppi o tripli giochi di alcuni dei protagonisti. Ecco, in sintesi, il quadro delle posizioni:

M5s: No a Berlusconi, Di Maio premier senza alternative;

Lega: Sì ad intesa con M5s ma con FI e FdI (con loro eventuale appoggio esterno);

FI: No ai 5 stelle + no ad appoggio esterno. Apertura al PD;

PD: Sì a M5s, ma senza Di Maio.

A questo punto, la principale ipotesi sul tappeto, al netto di eventuali, improbabili nuovi incarichi esplorativi / preincarichi, resta l’accordo Fra M5s e Lega, senza gli altri due partiti del centrodestra. Un accordo politico di fatto già c’è fra Salvini e Di Maio, e la rabbiosa reazione di Berlusconi contro i grillini («li prenderei a pulire i cessi») in realtà anticipa la mossa dell’alleato Salvini che è pronto a scaricarlo.

Berlusconi lo ha capito da tempo, e il memorabile show del Cavaliere al Quirinale al termine delle consultazioni della coalizione di centrodestra, il 12 aprile, ne sono una testimonianza eloquente. Qui sotto la clip dell’agenzia Vista.

 

Nessuno può davvero credere ad un accordo fra grillini e PD. Dopo 5 anni nei quali il Movimento di Grillo ha perseguito il solo obiettivo di delegittimare, insultare e indebolire il Partito Democratico – riuscendo perfettamente nel suo intento – non si può cancellare tutto all’istante, con un colpo di spugna. Né la base grillina, né tantomeno quella del PD capirebbero.

Se l’accordo Lega 5 stelle non dovesse andare in porto, magari per un mancato accordo sul nome del premier, non resterebbe che una sola alternativa: un «governo del presidente», magari incaricato di fare la legge elettorale e che porta il paese al voto fra uno o due anni. O, come extrema ratio, il voto, in autunno, incaricando magari il governo Gentiloni di realizzare una rapida modifica della legge elettorale.

Nessuno ne sarebbe felice. Ma, come dicono i negoziatori di professione, un buon accordo è quello che scontenta tutti.

 

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