SHARE

A pochi mesi dal voto per le europee (in Italia le urne si apriranno il 26 maggio e si voterà in un solo giorno) le grancasse dei partiti populisti continuano a martellare sull’arrivo di un’onda anomala che travolgerà e rivoluzionerà l’intera UE.

Peccato che i sondaggi più recenti confermino al contrario che non ci sarà alcuna rivoluzione di «popolo». Certo, tutto può accadere nel segreto delle urne, ma è improbabile che accadrà qualcosa di molto diverso da quando previsto dai più recenti sondaggi. Ecco quello pubblicato dal Parlamento europeo a fine febbraio 2019, a tre mesi dalle elezioni.

Occorre tener presente che il numero dei parlamentari complessivo sarà di 705, inferiore a quello attuale (751) per effetto della per effetto della redistribuzione parziale dei parlamentari spettanti alla GB dopo la Brexit. L’Italia avrà diritto a 76 seggi, 3 in più rispetto al 2014.

Proiezione dati Parlamento europeo

“Traducendo” il grafico in cifre, osserviamo i seguenti, possibili, spostamenti di seggi fra le elezioni del 2014 e le proiezioni del 2019, a livello complessivo. Prendiamo come base di confronto i gruppi parlamentari di oggi, perché dopo il prossimo 26 maggio potrebbero esser formati nuovi raggruppamenti o potrebbe essere cambiata la loro denominazione. (I decimali sono arrotondati):

PPE (Partito Popolare Europeo, conservatori)  dal 217 (29%) a  183 (26%);

(Socialisti & Democratici, progressisti) da 186 (25%) a 135 (19%);

ALDE (Liberaldemocratici) da 68 a  (9%) a 75 (11%);

ECR (Conservatori e riformisti, ex gruppo dei conservatori britannici, e del partito polacco di maggioranza)  da 74 (10%) a 51 (7%);

ENF (Destra estrema, Le Pen, Salvini, etc) da  37 (5%) a 59 (8%);

EFDD (Populisti, attualmente Farage e M5S sono i partiti più forti) da 41 (6%) a 43 (5%);

Verdi dal 52 (7%) a 45 (6%);

GUE (Sinistra estrema) da 52 (7%) a 46 (7%);

Altri 22 (3%)

__________________________________________________________

Abbiamo segnato in grassetto i risultati dei gruppi per i quali si prevede un segno positivo. Come si vede, proprio i liberaldemocratici di Guy Verhofstadt, per il quale il premier italiano Conte aveva preconizzato il «canto del cigno», è il gruppo, fra quelli europeisti, che dovrebbe guadagnare maggiori consensi. Mentre fra gli anti-europeisti, dovrebbe andare molto bene l’ENF, grazie soprattutto al risultato della Lega di Salvini (+22 deputati), mentre l’EFDD dovrebbe aumentare di appena 2 deputati.

Sommando il risultato atteso per i partiti dell’establishment (PPE, S&D,Alde) si arriva a 394 deputati (56% del totale), laddove la maggioranza assoluta è di 353. Nel parlamento uscente questi tre gruppi arrivano a 461 (62%). C”è quindi un calo significativo dei consensi per questi partiti, in particolare i socialisti, seguiti dai popolari, che però, insieme ai liberali possono costruire una maggioranza europeista. Esce invece di scena l’ipotesi di una Grosse Koalition PPE-S&D che ha governato l’Europa negli ultimi decenni.

Ma per il fronte antieuropeista le cose non vanno molto meglio. Sommando i tre gruppi dichiaratamente anti-UE (ECR, EFDD, ELF) si arriva a 153 seggi, pari al 21% dell’emiciclo. È vero che ci sono partiti euroscettici o sovranisti che militano in altri gruppi, ad esempio Fidezs di Orban nel PPE, e il partito slovacco di maggioranza, lo SMER, in S&D) ma è difficile pensare che tutti queste eterogenee forze politiche prevalentemente di destra possano fare blocco unico. Se anche accadesse, viste le dimensioni ridotte delle rappresentanze di Fidesz e Smer, non si andrebbe oltre il 25%.

Ancor più inverosimile è l’ipotesi di un accordo dei populisti di destra con quelli dell’estrema sinistra, ad esempio quelli presenti nel GUE, dove non tutti sono populisti. Ma se pure, per assurdo, si componesse una simile mostruosa alleanza non si andrebbe oltre il 31-32%.

C’è poi il problema degli «altri», i nuovi arrivati  ancora in cerca di una collocazione. Il loro numero è attualmente fissato in 22 (3% del totale). È assai improbabile che vadato tutti alle formazioni euroscettiche, ed in ogni caso non sono numeri in grado di cambiare il quadro d’insieme.

In conclusione. Non ci sarà l’apocalisse europea annunciata con grandi squilli di tromba dai movimenti populisti. Ma aumenterà la frammentazione politica, come già avviene in tutti i singoli paesi UE, e governare l’Europa sarà sempre più difficile. Ed è forse proprio questo il risultato che vogliono ottenere i movimenti populisti: rendere la UE ingovernabile e mostrare così che non ha futuro.

Ci dovrebbe invece essere, come ampiamente annunciato, un rimescolamento di carte all’interno della maggioranza italiana, con un clamoroso sorpasso della Lega sui 5 stelle.

 

 

 

Ma questo risultato nazionale non dovrebbe influire in maniera significativa sul quadro complessivo dell’Unione europea.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here