Europa, statista cercasi. Un’analisi sul voto tedesco

La sconfitta del partito di Angela Merkel alle elezioni nei tre Laender tedeschi non è il punto terminale della sua carriera politica. Basti riflettere sul fatto che nel cosiddetto “super anno” elettorale, il 2011, in Germania si tennero bel 7 elezioni locali, e la Cancelliera le perse tutte. Molti commentatori, specie italiani, la diedero allora (come oggi) per spacciata. Nel 2013, invece, stravinse le elezioni politiche generali e per la terza volta fu eletta Cancelliera.

La vera novità del voto nei tre Laender di domenica 13 marzo, semmai, è costituita dall’ingresso nelle istituzioni di un partito di estrema destra, l’AfD, la cui affermazione elettorale, in una misura così significativa, sarebbe stata impensabile solo pochi anni fa in un paese come la Germania. Ma pur in crescita, l’AfD non rappresenta – almeno fino a questo momento – un pericolo per la democrazia tedesca, né per la Merkel. Complessivamente nei due maggiori Laender della Germania occidentale,il Baden-Württemberg, e la Renania-Palatinato, il partito di estrema destra prende rispettivamente il 15% e il 12,6%, mentre nel più piccolo e povero Land orientale della Sassonia-Anhalt supera il 24%. Un segnale politico, dunque, non una minaccia alla stabilità del sistema.

La politica delle porte aperte della Cancelliera ai migranti è stata indicata come una delle cause della flessione elettorale del suo partito, la CDU. Ma questo è vero solo in parte, perché, complessivamente, i partiti che sostengono le politiche di apertura ai rifugiati, solo nei due Laender occidentali superano l’87% dei voti. Inoltre l’alleanza fra Cristiano Democratici e Social Democratici dovrebbe consentire a questi partiti di restare alla guida di due Stati, mentre nel Baden-Württemberg, che, lo ripetiamo, è il più popoloso e uno dei più ricchi Laender tedeschi, è stato riconfermato il presidente uscente, il Verde, Winfried Kretschmann, certamente tutt’altro che ostile alle politiche di apertura ai siriani.

La Cancelliera comunque andrà avanti. Lo ha già detto. Ed è un bene anche per noi che sia così. La Merkel –questa Merkel – oggi serve all’Europa tanto quanto alla Germania. Il suo profilo di oggi è molto diverso da quello di tre, quattro o cinque anni fa, quando era impegnata con tutte le sue forze nella sacra ed esclusiva difesa degli interessi finanziari ed economici del contribuente tedesco. La Cancelliera, in questo tormentato inizio di 2016, cerca di guardare oltre il contingente – ad esempio sulla questione dei rifugiati -; ha capito che è giunto il momento di fare un vero salto di qualità, che la prosperità e la forza della Germania passa solo attraverso un’Europa più forte. Una Germania-fortezza chiusa in sé stessa, priva dello storico supporto dell’alleato francese, invisa a molti partner, non sembra avere grandi prospettive.

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