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Alla fine anche in Europa il Pdl si spacca. Una divisone speculare a quella che si è consumata a Roma. Anche nei toni, relativamente soft. Non ci sono stati scontri roboanti fra le due componenti, Forza Italia e Nuovo centrodestra, ma non sono mancate le polemiche. «Un dibattito passionale», lo ha definito con prudente diplomazia Raffaele Baldassarre, vicecapo della delegazione italiana nel PPE, rimasto in Forza Italia.
La riunione del gruppo, alla quale hanno preso parte 22 parlamentari ex Pdl, oltre a Fidanza e Scurria di Fratelli d’Italia (FdI) e a Clemente Mastella (Udeur), è servito sopratutto a contarsi. Una conta ancora provvisoria, che ha visto passare al Nuovo Centrodestra in versione europea 7 parlamentari: il capodelegazione Giovanni La Via, Vito Bonsignore, Roberta Angelilli, vicepresidente del Parlamento, la presidente della Commissione Petizioni Erminia Mazzoni, oltre a Alfredo Antoniozzi, Antonio Cancian e Alfredo Pallone.

In 15 hanno invece scelto Forza Italia, sotto la guida di Baldassarre: la presidente della Commissione Industria Amalia Sartori, Paolo Bartolozzi, Sergio Berlato, Fabrizio Bertot, Lara Comi, Elisabetta Gardini, Salvatore Iacolino, Barbara Matera, Aldo Patriciello, Crescenzio Rivellini, Licia Ronzulli, Sergio Silvestris e Iva Zanicchi. A Forza Italia ha anche aderito Clemente Mastella, che tuttavia manterrà la denominazione Udeur. Dovrebbe aggiungersi anche Susy De Martini, eletta nel Pdl, poi transitata nel gruppo degli euroscettici britannici ECR e ora in procinto di rientrare in Forza Italia, mentre non è esclusa l’adesione last minute di Antonello Antinoro, dato ancora per incerto.

I due parlamentari di FdI faranno invece un gruppo a parte.

Alla fine di questa conta, questo è il bilancio dell’implosione del gruppo italiano del PPE, che conta 34 parlamentari, dei quali in origine 29 erano aderenti al Pdl. I gruppi originati da questa implosione saranno 4: Forza Italia con 15-16 Deputati, Nuovo centrodestra con 7, Popolari per l’Europa, 9 deputati, guidati da Giuseppe Gargani ( con gli Udc Carlo Casini, Ciriaco De Mita, Tiziano Motti e Gino Trematerra, lo Svp Dorfmann, l’ex leghista Rossi e i Fli Salatto e Tatarella). Anche i due Fratelli d’Italia hanno deciso di dar vita ad un loro raggruppamento.

Baldassarre, incontrando i giornalisti a Strasburgo ha assicurato che Forza Italia fino in fondo ha cercato di evitare la scissione europea, e che che c’è stato anche un momento nel quale sembrava che ci si fosse riusciti. Ma poi è tutto saltato a causa, afferma di «ordini da Roma» che hanno spinto gli “alfaniani” alla rottura. Versione ribaltata, ma perfettamente coincidente, quella fornita dal “governativo” La Via.

La permanenza della nuova Forza Italia all’interno del PPE non dovrebbe essere in discussione, secondo quanto riferito dallo stesso Baldassarre. Certo è che, secondo alcune indiscrezioni che circolano all’Europarlamento, per assicurarsi che il suo nuovo resterà fra i popolari, si sarebbe mosso lo stesso Berlusconi, con una telefonata a Joseph Daul, neo-presidente del PPE e capo dei popolari parlamento europeo. Nello scorso settembre, quindi mesi prima della scissione, il Cavaliere avrebbe inviato una lettera a Daul annunciando la creazione della nuova Forza Italia. E avrebbe accompagnato quella lettera con una telefonata che ruppe un lungo periodo di aperta ostilità fra i due. Poi ci sarebbe stato un nuovo contatto anche nei giorni scorsi, a ridosso della scissione dei governativi.

Voci e indiscrezioni che confermano che comunque Berlusconi e la sua nuova creatura politica non hanno intenzione di lasciare la casa comune dei popolari europei, preparandosi semmai ad una difficile ma necessaria convivenza anche dopo il voto, con altri probabili “abitanti” della medesima, affollatissima casa.

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