Dopo il virus

«Siamo in guerra», ripetono all’unisono i leader di tutto il mondo. Ma è una strana guerra, senza un nemico visibile ed identificabile. E come in tutte le guerre, arriverà la pace, ma nessun nemico pagherà le conseguenze umane ed economiche del conflitto che ha scatenato. Perché nessuno lo ha scatenato. Alcuni paesi ne sono stati complici, come la Cina, dove il virus è nato ed è stato tenuto colpevolmente nascosto per settimane. Ma il nemico è il virus, non la Cina.

Se non possiamo fare la pace con qualcuno, possiamo almeno provare a farla per qualcosa. Ad esempio, per migliorare la cooperazione internazionale in caso di emergenze sanitaarie (il Covid-19 è stata la più grave ma non l’unica pandemia del dopoguerra e altre ce ne saranno in futuro). L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha mostrato evidenti limiti operativi e di efficienza in questa crisi e ogni paese è sostanzialmente stato lasciato solo a gestire l’emergenza.

Ma il «dopo» può essere anche l’occasione per ripensarel’attuale modello di globalizzazione. I cosiddetti «sovranisti» alla Trump, alla Putin o alla Boris Johnson non intendono rinunciare alla globalizzazione – perché l’interdipendenza dell’economia globale ha raggiunto un livello di non ritorno – ma vogliono imporre al commercio globale la legge del più forte, presumendo che il più forte sia ciascuno di lor: una sorta di darwinismo economico grazie al quale sperano di trionfare sugli altri. Forse non si sono accorti che dalla devastazione della pandemia già oggi sta sorgendo un mondo nuovo i cui lineamenti sono ben visibili. In questo nuovo mondo la Cina, e non l’America, o tantomeno la Gran Bretagna o la Russia, avrà un ruolo forte di leadership globale. Un ruolo al quale l’America di Trump ha deciso di rinunciare.

Dopo aver superato in pochi mesi una difficilissima prova, ora la Cina dell’astuto Xi Jinping si presenta come il solo paese al mondo disposto ad aiutare volentieri chiunque ne faccia richiesta, persino l’America trumpiana. Mentre ciascuna nazione punta a chiudersi nelle proprie paure, la Cina può “generosamente” vendere il surplus di prodotti sanitari realizzati durante la crisi e nello stesso tempo rifarsi una credibilità internazionale compromessa dagli errori commessi nella gestione dell’epidemia a Wuhan. E’ un volto amico, potente e rassicurante in un mondo nel quale ciascun pensa a sé stesso.

Xi sa mettere insieme con straordinaria abilità affari e politica, mentre l’Occidente è in affanno e l’Europa, dopo i madornali errori iniziali, sta faticosamente tentando di rialzarsi.

Il fturo è già qui. E è meglio cominciare a farci i conti.

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