Decadenza, c’è poco da festeggiare

C’è poco da festeggiare per il voto che ha sancito la decadenza di Silvio Berlusconi, anche se il parlamento, di fronte ad una condanna passata in giudicato per un reato non di opinione, non poteva agire diversamente da come ha agito. Ma le scene di giubilo e brindisi del cosidetto “popolo viola” sono fuori luogo, segno di un grave imbarbarimento della vita politica e civile. E questo per almeno tre buoni motivi.
Il primo è che, come ogni uomo, anche Berlusconi ha diritto ad essere rispettato nel momento in cui viene colpito da una decisione così intimamente e personalmente traumatizzante, ancorché ampiamente annunciata. La seconda ragione è che il voto su Berlusconi non è una vittoria della politica, ma semmai una sua sconfitta. Perché la politica oggi in Italia è debole, incapace di incidere e progettare; e la decadenza di uno dei massimi protagonisti degli ultimi 20 anni di storia della repubblica proietta un cono d’ombra su tutti i protagonisti di questa lunga e inconcludente stagione politica. La terza ragione è che l’aver espulso dal parlamento Berlusconi non significa affatto averlo espulso dalla scena politica. Anzi, nelle parole del leader e dei gregari di Forza Italia abbiamo già visto i segni premonitori di una nuova stagione di inutili polemiche, di attacchi alle istituzioni, dal capo dello stato alla magistratura, di una politica delle mani libere che ha preso le mosse con la scelta di FI di uscire dalla maggioranza.

Verso quale direzione stia navigando Forza Italia, non è dato saperlo. Ma i primi segnali sembrano indicare che imboccherà la strada del populismo e della facile (ma pagante, in termini elettorali) retorica antieuropea: un territorio minato, nel quale già Beppe Grillo ha già seminato abbondantemente e ora conta di raccogliere i suoi frutti, già a partire dalle prossime elezioni europee.

E’ prevedibile che, fuori dal parlamento, l’ex premier impegnerà tutte le sue energie nel porre fine all’esperienza del governo delle larghe intese e tornare rapidamente al voto. E su questo percorso si troverà in oggettiva sintonia con Grillo e forse anche con Matteo Renzi. Una miscela esplosiva, che metterà a dura prova le capacità di resistenza del governo delle larghe intese. Da oggi, comunque, comincia una nuova, lunghissima, durissima campagna elettorale.

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