Liti inconcludenti nei partiti in vista del voto

Ci sono tanti italiani che non vedono l’ora di mandare a casa il governo delle larghe intese, gradito secondo alcuni sondaggi recenti ad appena 1 italiano si tre. Ma critici e contestatori probabilmente dovranno farsene una ragione. Questo esecutivo resterà in sella, anche se traballante, ancora per almeno un anno – un anno e mezzo.

Ormai è su questo orizzonte temporale che si stanno orientando tutte le principali forze politiche, o meglio quel che resta di esse. Lo sta facendo Berlusconi che si appresta a buttare nel cestino la sua stessa creatura, il Pdl, per dar vita ad un nuova Forza Italia, che con la formazione del passato avrà in comune solo il nome e il leader, che resterà ancora e sempre il Cavaliere. Berlusconi apprestandosi alla rottura con i “governativi” il prossimo 16 novembre, sa benissimo che pur togliendo la fiducia al governo, non otterrà il voto subito, perché l’esecutivo ha i numeri per restare in sella, grazie ad Alfano&Co, e perché Napolitano mai concederà le elezioni anticipate prima delle elezioni europee del maggio 2014 e del semestre di presidenza italiana della UE nella seconda metà del prossimo anno.

E in realtà neanche al Cav, a questo punto, convengono le elezioni subito. Anche dopo la ormai quasi certa decadenza, avrà tutto il tempo necessario per dedicarsi alla riorganizzazione di Forza Italia, un sogno che sta accarezzando da almeno un anno e che ora sta per trasformarsi in realtà: un partito “leggero”, composto da forze del tutto nuove, giovani sopratutto e non “professionisti della politica” quali ormai sono diventati ai suoi occhi tutti quelli che lo circondano, “falchi” o “colombe” che siano. Dopo il probabile strappo con i “governativi”, dunque, per i “lealisti” potrebbe prepararsi un amaro risveglio, se è vero che Berlusconi pensa ad una palingenesi politica nella quale non c’è posto neanche per i più fedeli. Dal momento in cui toglierà la fiducia al governo, fino al voto anticipato, il Cav non perderà occasione per terremotare quotidianamente il governo, dando così ossigeno e alimento alla sua nuova creatura.

Anche il Pd, pur compreso interamente nell’assurdo psicodramma delle primarie, ormai ha capito che Napolitano non concederà le elezioni prima del 2015, data che potrebbe coincidere con la conclusione anticipata del suo secondo mandato al Quirinale. L’allungamento dei tempi non è certo una buona notizia per Matteo Renzi che aveva scommesso su una accelerazione della crisi e che invece ora si trova impantanato in una guerra intestina senza esclusione di colpi. Se diventerà segretario, dunque, sarà costretto a gestire per almeno un anno- un anno e mezzo un partito diviso e sfibrato dalle beghe interne. In più il Pd, se Berlusconi si sfilerà, dovrà assumersi quasi per intero il peso delle misure che il governo varerà nei prossimi mesi per far fronte alle esigenze di bilancio. E non saranno certo provvedimenti popolari: un pessimo viatico per arrivare alle elezioni nel 2015. Facile prevedere, dunque, che, archiviato il Congresso del PD, aumenterà il disagio e il nervosismo del nuovo segretario dei democratici nei confronti delle larghe intese.

Ci attende dunque un nuovo anno di impasse e di nuove, inutili polemiche nelle quali sguazzeranno Grillo e i professionisti del “no a tutto”? Probabilmente sì, a meno che, per una volta, i partiti più responsabili non diano prova di serietà e mettano al primo posto gli interessi del paese. Questi mesi che ci separano dalla fine della legislatura potrebbero essere spesi utilmente non per regolare i conti interni e per prepararsi al voto, ma per unirsi in uno sforzo collettivo e provare a fare qualcosa di buono per i giovani e per il lavoro e per provare ad agganciare la ripresa, che si affaccia un po’ dappertutto meno che da noi in Italia.

In fondo la Germania sta facendo proprio questo, con la grande coalizione che ancora una volta riuscirà a dare a quel paese un governo stabile e rispettato in Europa e nel mondo. E lo stanno facendo senza tragedie, senza invettive, senza ultimatum, ma con la volontà di tutelare gli interessi degli elettori e dei contribuenti di quel paese.

Critichiamo spesso le scelte politiche dei tedeschi ma perché per una volta non proviamo ad imparare da loro?

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