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L’idea la sta accarezzando da qualche tempo, ma gli ultimi sondaggi sul voto nei 28 paesi dell’Unione lo hanno confortato. Il suo partito, Forza Italia non po’ certo pensare di fare il pieno alle europee come accadde nel 2009 con il Pdl, quando un centro destra con il vento in poppa conquistò 29 parlamentari. Oggi il suo obiettivo è meno eclatante ma comunque molto ambizioso: rappresentare a Strasburgo il punto di equilibrio fra Partito popolare europeo e Partito socialista, le due principali famiglie politiche UE che secondo i sono stanno testa a testa nella competizione pan-europea,  con un leggera prevalenza del primo.

Osservando le ultime previsioni elaborate da PollWatch, si vede che nella rincorsa finale fra PPE e Socialisti, questi ultimi potrebbero ottenere 201 seggi a Strasburgo, pari al 27% dell’assemblea, mentre i popolari potrebbero riconfermarsi il primo partito con 217 seggi. La differenza fra i due schieramenti sarebbe di soli 16 seggi. Nella precedente analisi di 15 giorni prima, la differenza era di 11 seggi; quindi la forbie fra le due formazioni si sta allargando. Ma naturalmente c’è un margine di errore nell’attribuzione finale dei seggi perché l’area degli indecisi in tutta Europa (e in Italia) è ancora troppo vasta. Mentre i sondaggisti di PollWatch sono relativamente sicuri che la vittoria sarà del PPE, stimando che il margine di errore su una possibile vittoria dei socialisti è molto basso, intorno al 15%.

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Se vediamo quel numero, 16 deputati, possiamo notare che è abbastanza vicino al numero di europarlamentari che Forza Italia potrebbe ottenere, anche nell’ipotesi di una possibile modesta performance del partito berlusconiano. Anche senza superare la soglia del 20%, come in effetti indicano tuttele previsioni, l’ex Cavaliere  potrebbe portare a casa un numero inferiore alla metà dei 29 deputati ottenuti nel 2009, ma comunque non lontano da quel 16 che potrebbe rappresentare il numero magico del prossimo europarlamento.

E’ vero che i deputati uscenti di Forza Italia fanno oggi parte del gruppo PPE; ma non è sfuggito a nessuno (sopratutto a Bruxelles) che i toni usati dall’ex premier in campagna elettorale non sono stati proprio in sintonia con la visione europeista che è la cifra fondamentale del Partito popolare europeo. Ed è ben noto, inoltre, che i rapporti fra Berlusconi e l’establishment del PPE, la Merkel, il presidente Daul, Juncker, sono, per usare un eufemismo, pessimi. Eppure il PPE, per vincere la sfida con i socialisti nella partita decisiva della presidenza della commissione, potrebbe avere un disperato bisogno dei voti della pattuglia berlusconiana.

Certo non assisteremo ad un “corteggiamento” da parte della Cancelliera all’ex Cavaliere, ma una qualche forma di negoziato più o meno riservato con i popolari europei è più che prevedibile; anzi probabilmente dei contatti ci sono già stati.

Ed è così che, paradossalmente, la rimonta in Italia di Berlusconi (Silvio o Marina?) potrebbe partire proprio da Bruxelles, dopo aver perso le elezioni europee.

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