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Si può misurare la produttività di un parlamentare? E, se sì, con quali criteri? La domanda, in tempi di rabbiosa anti-politica, è tutt’altro che secondaria. Una vicenda che viene dagli Stati Uniti, e che è stata raccontata dal quotidiano Washington Post  e poi ripresa in italia da La Stampa ci fornisce qualche indicazione utile, anche se non ci consente di giungere a conclusioni definitive.

             Lo strano caso di Rob Andrews

Robert Andrews, New Jersey, il “peggior deputato degli ultimi 20 anni”, secondo il Washington Post

Questi i fatti. Un deputato democratico di lunga carriera, Robert Andrews, del New Jersey, dopo 23 anni decide di ritirarsi a vita privata, ufficialmente «per dedicarsi di più alla famiglia». Fra qualche giorno lascerà il Congresso per assumere un nuovo incarico presso un famoso studio di avvocati a Philadelphia. Andrews nega che all’origine della sua scelta ci siano ragioni legate alle difficoltà del partito democratico o alle indagini su di lui per alcuni rimborsi elettorali. Tuttavia, tracciando una sorta di epitaffio professionale, il Washington Post, descrive Andrews come «il legislatore di minor successo degli ultimi 20 anni della storia degli Stati Uniti»; in altre parole il peggior parlamentare dell’ultimo ventennio. Non che il 56enne congressman non si sia impegnato: al contrario, egli è stato il deputato più prolifico degli ultimi anni. Ha presentato ben 642 progetti di legge, ma non uno soltanto è riuscito a diventare legge. Un record assoluto, sottolinea il quotidiano, che stila una graduatoria dei peggiori legislatori. Dopo Andrews, al secondo posto, figura Carolyn B. Maloney, che in 9 casi ha visto la sua attività legislativa coronata di successo. Ma Andrews è stato decisamente il peggiore.

Qualche riflessione

Dalla vicenda, si possono trarre alcune utili riflessioni.
La prima, e più ovvia, è che uno dei parametri utili a misurare l’efficacia del lavoro di un parlamentare non risiede nel volume di proposte di legge presentate, ma in quelle che sono riuscite ad arrivare in porto. Può sembrare banale, ma non lo è. Il Parlamento, nei regimi democratici negli USA come in Italia, è il luogo del confronto e della mediazione. Far bene il proprio lavoro di parlamentare non significa presentare una più o meno ingente mole di progetti legislativi, ma creare le basi, attraverso il dialogo con altri soggetti e istituzioni, perché quei progetti riescano a trasformarsi in legge. Una circostanza che dovrebbe far riflettere i tanti giovani e inesperti parlamentari che hanno una visione autistica del loro lavoro e privilegiano l’invettiva rispetto al confronto.

congressLa seconda riflessione è che quando si parla di costi della politica, si rischia di focalizzare l’attenzione su un solo aspetto del problema. Perché i costi della politica, che comunque in Italia sono esageratamente e ingiustificatamente elevati, non possono essere considerati separatamente dai benefici che la politica può e deve produrre, e che spesso non produce. La democrazia costa, ma che gli italiani sopporterebbero più volentieri i sacrifici se la politica svolgesse bene ed efficacemente il proprio compito, ad esempio tagliando la burocrazia e gli sprechi e riducendo i costi della macchina politico-istituzionale.

Tornando al caso di Robert Andrews, l’interessato naturalmente esclude che le sue dimissioni siano dovute al suo straordinario insuccesso. Oggi, spiega, l’attività legislativa, si fa mettendo insieme in un disegno più grande singoli pezzi nati dall’iniziativa dei singoli parlamentari.
Insomma, le leggi non si fanno più come la gente pensa, partendo quindi dal singolo deputato. Molte delle idee contenute nei miei disegni di legge, spiega, «sono come un seme piantato per far generare una legge più ampia». E’ così che funzionano le cose, a suo giudizio. E quindi «ciò che può apparire un fallimento, in realtà è un successo» se osserviamo l’attività legislativa da questo nuovo punto di vista.

Un punto di vista rispettabile, ma che in realtà nasconde il vero problema. La mancanza di leadership, della capacità cioè di imporre democraticamente le proprie idee.

 

 

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