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Bufale su internet, la Colonna Infame 2.0

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Le bufale propagate su internet non sono degli innocui giochini per ragazzini annoiati e un po’ scemi: sono un’arma impropria che qualche volta rischia di diventare letale.

Ilaria Capua

Citiamo tre vicende che dovrebbero far riflettere. La prima è quella, celeberrima, di Ilaria Capua, ex deputata e scienziata di fama internazionale, fatta oggetto di un violento linciaggio mediatico per «traffico di virus», accusa dalla quale è stata completamente prosciolta. Un caso nel quale la Rete ha avuto il ruolo di trasformare un’improvvida inchiesta giornalistica (dell’Espresso) e giudiziaria in un linciaggio mediatico, nel quale si sono distinti per zelo e violenza verbale i militanti e i simpatizzanti 5 Stelle.

Khawaja Mohammad Asif

Nel secondo caso si è sfiorato l’incidente diplomatico (se non la guerra nucleare) fra Pakistan e Israele per la “notizia”, pubblicata dal sito di fake news, AWDnews, secondo cui un (per giunta ex) ministro della difesa israeliano avrebbe minacciato di distruggere il Pakistan con un’arma atomica, se avesse inviato truppe di terra in Siria. Il ministro della difesa pakistano Khawaja Mohammad Asif ha immediatamente risposto via tweet: “Israele dimentica che anche il Pakistan è una potenza nucleare”, minacciando quindi una ritorsione atomica contro lo Stato Ebraico. Che ha chiuso l’incidente ricordando che la notizia era completamente falsa e il sito in questione un generatore di bufale.

L’arresto del pistolero di Washington

Il terzo caso rientra nella grande giostra di false notizie che hanno avvelenato la campagna elettorale americana: bufale alimentate, secondo le accuse dei servizi USA, dal Cremlino allo scopo di favorire Trump. In questo caso, manipolando alcune email di Hilary Clinton e del suo staff rivelate da WikiLeaks, i sostenitori di Trump attraverso i social media hanno confezionato una bufala colossale, sostenendo che nei seminterrati di una pizzeria di Washington, Comet Ping Pong, c’era un giro di pedofili e satanisti legati ai Clinton. Naturalmente era tutto falso, ma il povero titolare della pizzeria e i suoi 40 dipendenti sono stati per mesi sotto costante attacco. Fino a quando un uomo, un 28enne padre di due figli, non si è sentito in dovere di farsi sei ore di macchina per andare davanti alla Comet e sparare dei colpi di arma da fuoco, fortunatamente senza causare vittime. Qui la dettagliata ricostruzione in inglese, dell’origine e della propagazione della bufala. Salvo poi verificare che nel locale non c’era nessun giro di pedofili e tantomento tracce della presenza di Hillary Clinton.

 

Sono storie simili ad altre migliaia, fabbricate in serie e messe in circolazione ad arte da idioti inconsapevoli o più spesso da malfattori senza scrupoli, che ne traggono vantaggi soprattutto politici, denigrando e delegittimando l’avversario. Naturalmente molto diverso è il caso dei siti satirici, che svolgono un ruolo prezioso di critica, anche corrosiva, ma sempre utile e positiva.

Insomma, quella che viene oggi chiamata post-verità non è altro che una non-verità, una menzogna: darle un altro nome non cambia il significato di un vizio antico come l’uomo, che anche nella sua versione contemporanea resta infame e vile e che talvolta può provocare conseguenze inimmaginabili, in un mondo perennemente e ossessivamente “connesso”.

Eccitando la “plebe” di internet con calunni e notizie ßenza fondamento, la si trasforma in una platea di tricoteuses assatanate di odio e di vendetta.

Questa non è libertà di espressione, come si vorrebbe far credere in malafede. Ed è bene, in proposito, ricordare le parole di George Orwell ne “La fattoria degli animali”:

“Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”

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